Peso delle tasse e instabilità i timori delle imprese

ROMA
Più che alle alchimie della politica, guardano alle emergenze dell'economia. E sono più che preoccupati di uno scenario che contempli il voto a breve. A tastare il polso degli imprenditori è questa la premessa condivisa. Se l'analisi passa ai contenuti del discorso di Silvio Berlusconi, è il fisco il problema numero uno, che il governo dovrebbe affrontare, incassata la fiducia.
«Magari si riuscissero a realizzare tutti i punti che Berlusconi ha indicato, noi siamo qui che aspettiamo. La cosa più importante è che ci sia la stabilità per andare avanti. Realisticamente non si potrà fare tutto, fisco e federalismo sono le due priorità», dice Luigi Brugnaro, presidente degli industriali di Venezia. Che ha deciso di scrivere al presidente del Consiglio: «Venezia è un brand mondiale, può funzionare da traino per tutto il paese. Dobbiamo vendere nei nuovi mercati, attrarre investimenti, mettere più soldi nelle tasche della gente. Inviterò qui Berlusconi, per dare una spinta a nuovi progetti che stiamo realizzando».
Già, la domanda interna: anche Rosario Messina, presidente di Federlegno arredo, insiste su questo aspetto: «Dobbiamo rilanciare l'industria e dare più potere d'acquisto alle persone. Negli anni '60 c'è stato il boom economico perché le aziende producevano e la gente comprava». Oggi si sente aria di ripresa, ma, dice Messina, «non ci sono ordini dagli Stati Uniti, il mercato interno è fermo, e non bastano gli aumenti di Cina e Russia a risollevare il settore». Ora c'è bisogno di una forte politica economica ed industriale: «Gli ammortizzatori sociali - continua Messina - non devono essere l'ossigeno prima della morte del malato. La politica deve mettere da parte personalismi e le questioni di poltrone per governare e dare risposte vere al paese. Noi non siamo competitivi non solo verso la Cina, ma nemmeno nei confronti della Germania o della Francia».
Le elezioni ora rischierebbero di mettere a repentaglio la ripresa. «E non è nemmeno detto che con il voto si avrebbe uno scenario politico più stabile», commenta Alessandro Laterza, presidente degli industriali di Bari. Quanto al discorso di Berlusconi, «è la riproposizione del programma della legislatura. Ciò fa emergere che finora i problemi principali del paese non sono stati affrontati. E ciò motiva la pressione nostra nei confronti del governo. Non basta elencare obiettivi noti, recitare ancora il mantra del fisco, ma definire quelli raggiungibili. E passare dalle parole ai fatti».
Non c'è solo un problema interno, ma anche la nostra credibilità dentro la Ue e sui mercati internazionali. Lo sa bene Michele Tronconi, presidente di Sistema moda Italia, un settore fortemente orientato all'export. «Ora nella Ue si discute di aiuti al Pakistan. Si sta pensando a una sospensione momentanea di tre anni ma di arrivare poi ad una modifica delle preferenze generalizzate, che consentono ad alcuni paesi considerati in via di sviluppo, quindi Cina e India, di ridurre i dazi in entrata. Una penalizzazione forte per il nostro paese. Questo è un esempio, ma ce ne sono tanti altri di quanto serva un paese forte, che si possa fare valere dentro la Ue. Rischiamo che l'Europa diventi marginale, con noi relegati alla periferia europea».
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30/09/2010