Pechino tira di nuovo le briglie del credito

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Intimorita dai primi segnali di surriscaldamento che giungono dall'economia reale, la Cina tira ancora una volta le briglie del credito. Ieri la People's Bank of China (Pboc) ha alzato nuovamente di mezzo punto la riserva obbligatoria: dal 25 febbraio, le grandi banche dovranno tenere congelato il 16,5% dei loro depositi presso la banca centrale.
La mossa delle autorità monetarie cinesi ha preso in contropiede analisti e operatori. Questi ultimi si attendevano a breve un secondo rialzo della riserva obbligatoria dopo quello varato il 12 gennaio (il primo dall'estate 2008). Ma non pensavano certo che il provvedimento arrivasse a mercati chiusi, proprio alla vigilia del Capodanno Lunare, la festività più cara ai cinesi che inizia domani. «La Pboc aveva già deciso di alzare la riserva obbligatoria. Probabilmente, ha ritenuto che vista l'attività ridotta della settimana prossima, le banche riusciranno a digerire meglio la misura restrittiva», spiega un funzionario di una banca straniera di Shanghai.
Dall'autunno 2008 a oggi, Pechino ha adottato una politica monetaria molto espansiva per contrastare la crisi economica globale. Basti pensare che, l'anno scorso, le banche cinesi hanno erogato prestiti per 9.600 miliardi di yuan (circa 1.400 miliardi di dollari). Un record assoluto, che ha lasciato una coda di euforia al nuovo anno. A gennaio, infatti, nonostante il rialzo della riserva obbligatoria e l'ordine impartito dalla Pboc ad alcune banche nazionali di congelare le linee di finanziamento fino alla fine del mese, gli istituti di credito hanno continuato a concedere prestiti allegramente: 1.400 miliardi di yuan (203 miliardi di dollari), il terzo ammontare mensile di tutti i tempi.
Troppo per un'economia che quest'anno prevede di tornare a crescere a un tasso a doppia cifra, e che sta già iniziando a fare i conti con una serie di problemi già visti nel biennio del boom 2006-2007: eccesso di investimenti, sovraccapacità produttiva, bolle speculative, sofferenze bancarie, inflazione. A gennaio, per la verità, i prezzi al consumo sono aumentati solo dell'1,5%, cioè meno che a dicembre (+1,9%). Ma tutto lascia pensare che nei prossimi mesi l'inflazione tornerà ad alzare la testa. Se così fosse, oltre a ulteriori rialzi della riserva obbligatoria, la Pboc non esiterà ad aumentare anche il costo del denaro.
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LO SCENARIO



Stretta creditizia
Ieri la Banca centrale cinese ha alzato nuovamente di mezzo punto la riserva obbligatoria, dopo l'aumento del 12 gennaio scorso, che era stato il primo dal giugno 2008: dal 25 febbraio, le grandi banche dovranno tenere congelato il 16,5% dei loro depositi presso la Banca centrale
Boom dei prestiti
La Banca centrale è preoccupata dal boom del credito. In gennaio le banche cinesi hanno erogato il 19% di tutti i prestiti fissati dal 2010 come obiettivo dalle autorità.
Prezzi delle case in aumento
L'altro fattore di rischio è il mercato immobiliare. Sempre in gennaio i prezzi delle case sono aumentati al ritmo più alto degli ultimi 21 mesi, alimentando il timore di una bolla

13/02/2010