Pechino tesse la tela in Europa

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Per la nomenklatura cinese l'anno nuovo comincia da dove era finito quello vecchio: dall'Unione europea alle prese con la più grave crisi finanziaria della sua storia. «La Cina sosterrà gli sforzi della Ue per aiutare gli Stati membri che hanno problemi di indebitamento», ha annunciato ieri il vice-primo ministro cinese, Li Keqiang, impegnato in questi giorni in un viaggio che lo porterà in Spagna, Germania e Regno Unito.
Le parole del futuro premier (salvo sorprese, nell'ottobre 2012 Li raccoglierà da Wen Jiabao il testimone) ribadiscono un concetto espresso a più riprese nelle ultime settimane da altri leader cinesi: Pechino è pronta ad aiutare l'Unione europea a superare la crisi debitoria che ha già messo in ginocchio tre paesi dell'Eurozona, e che rischia di colpirne altri.
Il sostegno cinese al Vecchio continente che scricchiola sotto il fardello del debito assumerà un carattere molto concreto. «Compreremo una quantità maggiore di titoli di stato spagnoli, perché crediamo che la Spagna riuscirà a superare le sue attuali difficoltà economiche e finanziarie», ha detto Li, ieri a Madrid durante la prima tappa del suo tour.
È lo stesso salvagente lanciato da Pechino alla Grecia la scorsa primavera, quando promise al governo Papandreu di sottoscrivere le future emissioni di bond ellenici. E poi anche al Portogallo, giusto qualche settimana fa, con l'analogo impegno ad acquistare titoli di stato di nuova emissione.
Ma all'Europa mediterranea squassata e paralizzata dalla crisi la Cina non offre solo denaro sonante per finanziarne i debiti. Offre anche ghiotte opportunità di business. Sette mesi fa, Pechino mise sul piatto greco 3,3 miliardi di euro da investire nel rilancio del Porto del Pireo. Oggi ne getta quasi altri sei su quello spagnolo per promuovere gli scambi commerciali con Madrid con l'obiettivo di sostenere la ripresa economica del paese.
Se ai paesi del sud Europa che oggi rappresentano il ventre molle dell'Eurozona la Cina si limita a tendere la mano, a quelli del ricco nord si prepara invece a chiedere qualcosa. Anche in questo caso, qualcosa di molto concreto.
Alla Germania, dove Li sbarca oggi, Pechino (maggiore partner commerciale di Berlino al di fuori della Ue) intende chiedere sostanzialmente due cose: maggiori esportazioni verso la Cina di prodotti ad alta tecnologia made in Germany; e un sostegno politico-istituzionale allo sviluppo delle aziende cinesi sul mercato tedesco.
«Stiamo incoraggiando le nostre imprese a internazionalizzarsi e ad andare all'estero - ha spiegato Li in un articolo pubblicato sul quotidiano Sueddeutsche Zeitung, in vista dell'incontro di oggi con il Cancelliere Angela Merkel - In questo quadro, le nostre aziende potrebbero investire un miliardo di dollari in Germania».
Ma ai tedeschi e agli inglesi (Londra sarà l'ultima tappa dell'anabasi europea di Li Keqiang) il futuro premier cinese, forte del generoso sostegno economico-finanziario garantito ai paesi dell'Eurozona in difficoltà, non mancherà sicuramente di ricordare due pratiche in sospeso che stanno molto a cuore a Pechino. La prima è che Bruxelles riconosca alla Cina lo status di economia di mercato. La seconda è la rimozione del bando di vendita di armi alla superpotenza asiatica, introdotto dalla Ue dopo il massacro studentesco di Piazza Tiananmen del 1989.
Da anni, ormai, entrambi i dossier rispuntano puntualmente in ogni incontro diplomatico di alto livello tra Cina ed Europa. Ma poi tornano altrettanto puntualmente nel cassetto. Per una semplice ragione: la loro approvazione è subordinata all'unanimità di tutti i paesi membri della Ue. Francia e Italia sono favorevoli. Germania, Gran Bretagna e le altre nazioni del nord Europa contrarie, soprattutto sulla rimozione all'embargo alla vendita di armi.
Li Keqiang riuscirà a convincere Berlino e Londra, le due capitali chiave per strappare il sì europeo, che per la Ue è finalmente giunta l'ora di trattare la Cina come un paese normale?
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06/01/2011