Pechino compra meno debito americano

Vittorio Da Rold
La crisi americana sta facendo paura a Pechino? La domanda comincia ad avere qualche elemento nuovo di riflessione. Nell'anno in cui l'amministrazione Obama ha preso in prestito più denaro di quanto mai avvenuto in precedenza, il suo più grande finanziatore, la Cina, ha ridotto drasticamente l'importo dei prestiti. Da questo atteggiamento, per ora solo più prudente di Pechino, ne consegue che il debito americano peserà di più sulle spalle dei suoi cittadini proprio nel mezzo della più grande crisi dal 1929.
Il ridimensionamento di Pechino sui mercati dei bond americani non è arrivato inatteso: il 13 marzo del 2009 il premier cinese Wen Jiabao l'aveva detto senza peli sulla lingua: «Abbiamo prestato un'enorme quantità di denaro agli Usa, per cui siamo preoccupati sulla solidità dei nostri assets. E se devo essere sincero, nutro qualche timore».
La maggiore cautela cinese verso il partner americano arriva in un momento in cui non mancano certo le tensioni politiche tra i due giganti, causate prima dalle contrapposioni sul clima al vertice di Copenhagen e da ultimo dalle restrizioni cinesi all'americana Google sull'accesso ad internet e mal sopportate dal segretario di Stato, Hillary Clinton.
Nei primi 11 mesi del 2009 la Cina ha aumentato le sue partecipazioni nei nuovi titoli del Tesoro di appena 62 miliardi dollari. L'aumento ha portato le partecipazioni cinesi a 789,6 miliardi dollari, lasciando Pechino sempre come il maggior detentore straniero di titoli del Tesoro, seguito dal Giappone con 757 miliardi dollari e dalla Gran Bretagna con 278 miliardi dollari mentre l'Italia è solo al 26° posto con 19,1 miliardi. Ma ciò che inquieta maggiormente è che il totale dei Tresury acquistati dalla Cina alla fine di novembre è stato inferiore a quello di luglio. Un brutto segnale: era dal 2001 che Pechino non mostrava un calo di interesse per i bond Usa nel corso di un semestre.
Per chi suona dunque la campana in un momento già delicato per la politica fiscale americana? Ciò che più preoccupa è che la Cina ha acquistato solo il 4,6% dei nuovi titoli di stato emessi dal governo americano nel 2009. Molto, molto meno rispetto al 20,2% del 2008 e al record del 47,4% nel 2006 (si veda il grafico).
Certo il calo degli acquisti cinesi non avrà necessariamente effetti sui costi per l'erario americano, visto che i tassi non sono saliti nel corso dell'anno. Il rendimento dei Treasuries a 10 anni è salito al 3,6%, dal 2,2%, un aumento considerevole, ma ancora basso rispetto agli standard storici.
Ciò che preoccupa gli analisti sono gli effetti disastrosi sull'economia americana se la Cina dovesse decidere di non acquistare altri titoli del Tesoro. Alcuni gettano acqua sul fuoco facendo notare che altri paesi hanno sostituito la Cina. Hong Kong, che viene conteggiato a parte, ha preso più del 5% del maggiore indebitamento americano e il Giappone quasi il 10 per cento.
Resta il fatto che il totale degli acquisti stranieri negli 11 mesi è stato pari solo al 39% dei prestiti, lasciando agli investitori americani l'acquisto del rimanente. Un peso ulteriore per i contribuenti americani già affascinati dalle sirene del populismo, pessimo consigliere in momenti di crisi.
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24/01/2010