Pechino alza la voce sui dazi Usa

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
La Cina si appella all'Organizzazione mondiale per il Commercio (Wto) contro la decisione americana di inasprire pesantemente i dazi sulle importazioni di pneumatici made in China. E passa subito al contrattacco, minacciando Washington di aprire un contenzioso commerciale sulle importazioni dagli Stati Uniti di carne di pollo e di componentistica auto.
«La mossa americana è un'aperta violazione dei regolamenti Wto», ha tuonato ieri il ministero del Commercio cinese, annunciando la decisione di portare il dossier pneumatici a Ginevra. «Così facendo, gli Stati Uniti hanno disatteso gli impegni anti-protezionistici sottoscritti al vertice del G-20 e hanno minato le relazioni commerciali tra Cina e Stati Uniti e la ripresa economica mondiale», ha aggiunto Pechino.
Venerdì scorso, per la prima volta da quando è in carica, l'Amministrazione Obama ha varato un provvedimento per arginare l'invasione dei prodotti made in China, come sollecitato da tempo con insistenza dai sindacati americani sempre più impotenti di fronte alla perdita di posti di lavoro nell'industria manifatturiera nazionale. Secondo le trade unions, le crescenti importazioni di radiali dalla Cina (dal 2004 al 2008 sono pressoché triplicate in valore) avrebbero causato il licenziamento di circa 7mila addetti del settore.
Di fronte a questi numeri, Washington è stata costretta a prendere provvedimenti. Così, si è arrivati all'annuncio di venerdì sera che ha mandato su tutte le furie Pechino: gli pneumatici di fabbricazione cinese importati sul mercato Usa saranno soggetti a un dazio del 35% (che si aggiungerà al 4% già esistente) dall'entrata in vigore del provvedimento; nei due anni successivi, questa imposta scenderà rispettivamente prima al 30 e poi al 25 per cento. Ieri Obama, nel suo discorso alla Federal Hall di New York, è tornato sulla questione, spiegando che non c'è alcun «intento protezionistico» e che si è agito nel rispetto degli «accordi commerciali».
Quale sarà l'impatto della barriera doganale eretta dalla Casa Bianca contri i radiali cinesi? Per rispondere al quesito bisogna considerare diversi fattori. Primo: i dazi punitivi americani dovrebbero tradursi in oltre un miliardo di dollari di minori esportazioni di pneumatici cinesi. Secondo: questa cifra rappresenta lo 0,4% delle esportazioni 2008 di Pechino verso il mercato Usa, e solo lo 0,07% del totale verso il mondo intero. Terzo: oltre i due terzi degli pneumatici made in China venduti sull'altra sponda del Pacifico sono prodotti negli stabilimenti delocalizzati oltre la Grande Muraglia dalle stesse società americane.
Per queste ragioni, osservano gli esperti del settore, l'impatto macroeconomico della misura protezionistica americana sull'economia cinese sarà del tutto marginale. Il vero impatto, quindi, è di natura politica. «Sebbene le più danneggiate dai dazi saranno proprio le aziende americane che producono pneumatici in Cina, Pechino è stata costretta a reagire duramente alla misura di Washington per stroncare sul nascere qualsiasi tentazione protezionistica», spiega Minggao Shen, analista di Citigroup Global Markets. Ma le misure di rappresaglia rischiano di essere costose. Non è un caso, quindi, che le minacce di Pechino si siano indirizzate verso due prodotti come la carne di pollo e la componentistica auto, le cui importazioni in Cina rappresentano una frazione dell'interscambio commerciale tra le due superpotenze. Due superpotenze che non hanno alcun interesse a farsi davvero la guerra sul piano commerciale. Ecco perché ieri Pechino, mentre da un lato inviava i suoi strali contro Washington, dall'altro ha dichiarato di voler discutere con gli Stati Uniti i vari dossier commerciali aperti, a partire proprio da quello degli pneumatici.
Intanto Global Trade Alert, un gruppo di analisti indipendenti, a conferma di quanto il tema degli scambi commerciali sia caldo, ha pubblicato ieri uno studio in cui menziona 130 misure protezionistiche che diversi governi (dalla Russia al Giappone, fino al Sudafrica) pensano di mettere in atto.
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I NUMERI



337,8 miliardi
Il valore dei beni che gli Stati Uniti hanno importato dalla Cina nel 2008, pari al 5,1% in più rispetto all'anno precedente. Negli ultimi 14 anni l'incremento è stato del 771 per cento. L'import di prodotti agricoli nel 2008 è stato di 3,5 miliardi
69,7 miliardi
Il volume dell'export degli Stati Uniti verso la Cina nel 2008, che ha registrato un +6,9% rispetto al 2007. Le esportazioni verso Pechino rappresentano il 5,4% dell'export totale americano
0,4%
L'export di pneumatici sul totale delle esportazioni cinesi verso il mercato americano nel 2008

15/09/2009