Pechino alza la voce con Christie's

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
La vendita all'incanto di due bronzi cinesi di epoca Qing scatena l'ira di Pechino contro Christie's. «D'ora in poi state ben attenti a quello che fate in Cina, perché vi marcheremo stretto», dice in sintesi una nota emessa ieri dall'Ufficio Statale per l'Eredità Culturale cinese, indirizzato alla casa d'aste londinese.
Le Belle Arti del Dragone passeranno al setaccio tutta l'attività di Christie's oltre la Grande Muraglia. «Tutti i manufatti esportati dalla Cina dovranno essere accompagnati da una documentazione che ne certifichi la storia e la proprietà. In assenza di questi requisiti, non usciranno dal Paese», avverte la circolare di Pechino. Che accusa esplicitamente Christie's «di avere venduto in passato pezzi d'antiquariato cinesi provenienti da attività di saccheggio o di contrabbando, e comunque esportati illegalmente fuori dalla Cina».
Tra questi, secondo Pechino, rientrano sicuramente le due teste di animale (un topo e un coniglio) staccate da una fontana del Palazzo d'Estate nel 1860, quando le truppe d'invasione anglo-francesi depredarono la residenza dell'Imperatore. Per questa ragione, qualche mese fa, quando Christie's annunciò la vendita all'incanto dei due bronzi provenienti dalla collezione privata di Yves Saint Laurent, il Governo cinese chiese subito l'annullamento dell'asta e la restituzione delle opere d'arte. Ma la casa londinese, è proprio il caso di dirlo, ha fatto orecchie da mercante ed è andata avanti per la sua strada.
Così, l'altro ieri, le due statuette hanno trovato un nuovo padrone: un collezionista dall'identità sconosciuta che si è aggiudicato (al telefono) i due bronzetti della discordia, sborsando la bellezza di 31 milioni di euro. Per il disturbo Christie's si è messa in tasca quasi 4 milioni di euro di commissioni.
Ma ora, dopo la sgarbo a Pechino, la casa d'aste rischia di restituire questa somma con tanto di d'interessi. La Cina, infatti, è uno dei mercati più promettenti del mondo. Sul lato della domanda, perché ci sono tanti nuovi ricchi e tante istituzioni pubbliche desiderose di riportare a casa parte del patrimonio culturale andato perduto durante le varie occupazioni del Paese seguite alla Guerra dell'Oppio. E sul lato dell'offerta perché l'arte orientale è un filone sempre più gettonato dai collezionisti in tutto il mondo. Da domani, lavorare sotto l'occhio vigile del controllore cinese renderà la vita molto più difficile a Christie's.
L.Vin.

27/02/2009