PBoC PER ECONOMIE EU UN SOSTEGNO 'AI MARGINI'

PBoC PER ECONOMIE EU UN SOSTEGNO 'AI MARGINI'

Pechino, 23 set.- Un sostegno "ai margini" per le economie europee e per quella globale, ma un sostegno che può comunque "fare parecchio": è quanto ha promesso giovedì la Banca centrale cinese per bocca del vicegovernatore Yi Gang, nel corso di un panel del Fondo Monetario Internazionale che si è tenuto a Washington.
"Ai margini, noi possiamo fare parecchio per aiutare –ha detto Yi-, ma nello stesso tempo la vera soluzione alla crisi del debito pubblico europeo deve essere trovata dagli europei".  Le dichiarazioni di Yi Gang arrivano a poco più di una settimana dalle indiscrezioni pubblicate dal Financial Times, secondo le quali la Cina sarebbe pronta a investire in Italia. "Abbiamo investito costantemente in Europa - ha detto Yi - e continueremo a farlo. Un'economia europea unita e prospera e un euro stabile fanno bene alle economie mondiali". Secondo il vicegovernatore della Banca centrale cinese è improbabile che l'attuale crisi assuma una forma "a doppia vu", sprofondando le economie globali in una seconda recessione dopo il primo, pesante colpo subito in seguito alla crisi dei mutui subprime: "Finora abbiamo assistito a una ripresa molto limitata - ha detto  Yi - e con il giusto mix di politiche adeguate le nazioni possono riuscire a gestire la crisi del debito ottenendo anche una moderata crescita dell'economia globale". Uno dei problemi, però, è rappresentato dal fatto che la maggior parte delle nazioni hanno già ampiamente utilizzato misure monetarie e fiscali per fronteggiare la prima parte della crisi, e non possono tendere ulteriormente la corda: "La capacità fiscale è molto limitata - ha dichiarato ancora Yi Gang - e anche le politiche monetarie sono state praticamente spinte fino ai limiti, in termini di tassi d'interesse, quantitative easing e altri strumenti, tanto nelle economie mature che in quelle emergenti".
Mentre l'Europa si dibatte nella crisi del debito pubblico - e l'Italia si trova nell'occhio del ciclone - crescono gli interrogativi sulla posizione che assumerà la Cina. La linea è quella tracciata dal premier Wen Jiabao: Pechino continua a supportare l'euro, ma "le nazioni sviluppate devono tagliare i loro deficit e aprire maggiormente i loro mercati, anziché contare esclusivamente sulla Cina per sostenere l'economia mondiale". Un segnale preciso è stato lanciato da Bank of China - una delle quattro più importanti banche commerciali cinesi - che secondo quanto riportato dalla Reuters il 21 settembre scorso avrebbe interrotto gli scambi forex con alcune banche europee - tra le quali Societé General, Credit Agricole e BNP Paribas-  a causa delle "persistenti instabilità registrate nel sistema finanziario europeo".
Sul fronte italiano, se molti esperti cinesi sostengono che la Cina dovrebbe rifiutare gli investimenti in debito pubblico tricolore per "preservare il valore delle risorse in valuta straniera" , da Pechino si levano anche voci di segno opposto: è il caso ad esempio di Hong Tuoyong, docente di Finanza presso l'università Renmin di Pechino, che in un commento pubblicato su Hexun definisce i bond italiani "un buon affare".
"Siamo consapevoli della rischiosa situazione economica italiana – scrive Hong-, ma da un punto di vista storico i paesi sviluppati impiegano in media 5 anni per riprendersi da una crisi finanziaria. Ciò significa che l'economia della zona euro dovrebbe tornare ai livelli del pre-crisi nel 2013. Con la ripresa economica, il rischio corso con l'acquisto dei bond italiani sarà sempre minore. Un ulteriore punto a favore per l'acquisto delle obbligazioni italiane riguarda le buone probabilità di apprezzamento dell'euro rispetto al dollaro, a lungo termine. Il tasso di cambio quindi non deve preoccupare: una volta apprezzato l'euro, le entrate reali provenienti dall'acquisto del debito italiano saranno maggiori di quelle nominali".
"Secondo una visione strategica globale - prosegue l'articolo -  acquistare bond italiani potrà portare nuove opportunità di partnership strategica. La Cina, come paese creditore, avrebbe diritto al rallentamento delle restrizioni sulle esportazioni italiane di tecnologia, alla possibilità di investimenti diretti in Italia, e cosi via. Essendo l'Italia un paese che ha una grande influenza nella zona euro, la Cina migliorerebbe la sua immagine pubblica in Europa e, infine, aiutando a frenare questa crisi del debito, eviterebbe di essere trascinata dallo stesso vortice".
"Naturalmente - conclude Hong - l'Italia, cosi come gli altri paesi fortemente indebitati, deve impegnarsi per mettere in atto i giusti emendamenti, stringere la cinghia per un periodo e attuare un'efficace riforma fiscale alla quale corrispondano programmi di assistenza sociale altrettanto efficaci".
di Antonio Talia
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