Parte la corsa a sostituire le fonti cinesi

Per rimpiazzare le forniture di "terre rare" cinesi ci vorrà un decennio, secondo l'agenzia governativa tedesca delle Materie prime. L'export di Pechino è vitale per molte aziende e la sua riduzione è drammatica, ma gli standard etici e ambientali non consentono all'Occidente tempi più stretti. Il pericolo rappresentato dagli alti prezzi e dalla scarsa reperibilità di questi metalli – usati per le loro particolari proprietà magnetiche e ottiche – sta accelerando i colloqui all'interno dell'Unione europea e della World trade organization. Intanto, secondo fonti dell'agenzia Bloomberg, il ministro tedesco dell'Economia, Rainer Bruederle, punta a creare una sorta di partnership con paesi fornitori alternativi, in particolare Mongolia, Namibia, Nigeria, Kazakistan, Sudafrica, Cile e Perù.

27/10/2010