Ordini boom per il made in Italy

«Due anni fa, in piena crisi mondiale, due clienti russi sono venuti da noi con il catalogo dell'Hermitage di San Pietroburgo a chiedere una replica dei mobili delle stanze per arredare il salotto». Giusy Cappellini sorride mentre ricorda uno degli aneddoti della storia centenaria dell'impresa di cui oggi è amministratore delegato, 70 dipendenti con altri 100 di indotto, fondata da suo nonno che esportava mobili in Francia. Come per tutti i produttori di mobili "classici" - quelli in stile, decisamente barocchi, con foglie d'acanto e rose che spuntano fra damaschi opulenti - la sede della Cappellini è a Meda, la cittadina brianzola di 23mila abitanti che è il cuore del distretto del mobile made in Italy. Ma lo spazio delle vendite in Italia, in questo segmento, oggi è minimo, visto che in media il 90% della produzione è destinata a oltre confine. Negli stand dei padiglioni della fiera di Rho Pero dedicati al classico si sentono parlare solo il russo, l'arabo, il cinese e qualche altra lingua dell'Est Europa. E non è raro che anche i buyer italiani siano accolti da una hostess che li saluta come se fossero a Mosca. Ecco perché quando si parla di clienti, la signora Cappellini cita subito i russi: il quarto mercato per il made in Italy, che l'anno scorso valeva 513 milioni, in calo del 2,7%, secondo il Centro Studi Cosmit-Federlegno su dati Istat. Anche se la grande ripresa, almeno per la sua azienda, è venuta dall'area del Golfo, dove ha venduto il 30% in più rispetto al 2009. Negli Emirati Arabi Uniti il giro d'affari per il made in Italy è stato di 107 milioni di euro (-3,2%), mentre in Arabia Saudita ne è valsi 74, in crescita del 7,6%.
«Fino agli anni 80 per noi c'era spazio anche nel mercato italiano - racconta Massimo Zanaboni, amministratore della Zanaboni, sempre a Meda - poi il gusto è cambiato e le disponibilità economiche sono diminuite. Ora praticamente tutta la nostra produzione è destinata all'estero, Russia in primis, ma anche Ucraina, Azerbaijan, Kazahkstan, dove questo stile d'arredo piace molto». I divani di Zanaboni (nella foto) possono costare dai 7 ai 20mila euro e la loro mole li rende più adatti alla villa di un magnate dell'Est che a un appartamento nel centro di Milano. «In Italia e in Europa vendiamo meglio quelli che chiamiamo mobili "transictional", cioè classici rivisitati con spirito contemporaneo - continua Zanaboni - ma i veri mercati emergenti sono la Cina e l'India». Ecco, la Cina, Paese che significa esportazioni ma anche imitazioni. «Negli showroom arabi - racconta Giusy Cappellini - si trova spesso un corner dedicato alle imitazioni cinesi, perché il cliente capisca la differenza con il made in Italy toccando i prodotti. Pure da noi sarebbe utile farlo».
Anche Paolo Colombo, giovane ingegnere e amministratore della Colombo Mobili, seduto nella sala da pranzo da 70mila euro allestita nello stand, parla della Cina, dove esporta già il 15-20% della produzione: «Lì abbiamo un dealer che vende i nostri mobili in undici città. La Cina è come la Russia di vent'anni fa: i clienti comprano la cosa che costa di più, non necessariamente la migliore». La Colombo è una delle poche aziende che dal 1981 mantengono anche una solida base negli Stati Uniti, Paese dal quale la crisi ha fatto scappare molti, ma dove l'anno scorso hanno avuto un'importante commessa nella Trump Tower di New York. Di Italia non si parla, se non per un aspetto «troppo spesso dimenticato, una delle nostre preoccupazioni per il futuro - dice Colombo - Quando sparirà questa generazione di artigiani, chi continuerà a fare i nostri mobili?». Secondo lui il diffuso disinteresse dei giovani italiani per questo mestiere («anche ben retribuito, minimo 1.300 euro con contratto spesso a tempo indeterminato») deriva da un'impostazione sbagliata del percorso formativo: «Le nostre scuole professionali hanno un approccio troppo tecnico, mentre l'École Boulle di Parigi cresce i suoi studenti come artisti, tanto da consentirgli di esporre i mobili di fine corso al Louvre». Dove magari li vedrà un magnate russo che chiederà a un'azienda di Meda di farglieli uguali.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



Il legno-arredo e l'eccellenza del Salone del mobile

FATTURATO IN MILIARDI

21,301

Nel 2010 il valore della produzione del legno-arredo è tornato a crescere, dopo due anni difficili. L'aumento rispetto ai 20,932 miliardi del 2009 è stato dell'1,8%

ADDETTI

222.456

Alla filiera del legno-arredo, che comprende 33.140 aziende (pari al 15% del totale italiano), sono riconducibili il 9% degli occupati nel manifatturiero del nostro Paese

AZIENDE AL SALONE

2.800



I Saloni (mobile, complemento d'arredo, Euroluce e SaloneUfficio) sono l'unica manifestazione in grado di occupare l'intero quartiere di Rho

VISITATORI DEL SALONE

300.000



L'anno scorso la cifra fu sfiorata (si arrivò a 297.000), quest'anno il Cosmit (la società che organizza il Salone) spera di superarla. Domenica sarà aperto al pubblico

14/04/2011