Ora Pechino si espande anche sul mare

Per mezzo secolo la marina militare di Pechino si è limitata a compiti costieri, schierando centinaia di motosiluranti e poi motovedette lanciamissili affiancate da vecchi sottomarini russi. Oggi la flotta cinese si spinge sempre più spesso negli spazi oceanici, dispone di 260 navi, 75 delle quali d'altura e circa 60 sottomarini (sei nucleari) derivati da modelli russi e in parte relativamente moderni che solcano molte aree degli oceani Pacifico e Indiano.
La nuova strategia navale cinese punta alla "far sea defense", come ha dichiarato l'ammiraglio Zhang Huachen, vice comandante della Flotta orientale. «Con l'espansione degli interessi economici del paese la Marina punta a proteggere le rotte marittime», quelle utilizzate dai cargo che trasportano petrolio e materie prime indispensabili all'economia nazionale. Per questo le rotte sempre più battute dalle flotte cinesi attraversano lo Stretto di Malacca, lambiscono le coste coreane, filippine e giapponesi e raggiungono il Golfo Persico e le coste orientali dell'Africa, continente nel quale la penetrazione economica e militare cinese è in continua progressione.
I vecchi compiti di controllo delle coste e di guerra a Taiwan non sono stati rimossi e Pechino mostra un crescente fastidio per le flotte straniere (per lo più statunitensi) che attraversano il Mar Cinese meridionale. Lo sforzo navale cinese punta più lontano anche per "mostrar bandiera" nelle aree di maggior interesse strategico. In marzo due cacciatorpediniere hanno attraccato per la prima volta ad Abu Dhabi mentre da due anni tre navi sono inserite nella flotta internazionale che contrasta i pirati somali. Gruppi navali cinesi utilizzano due basi offerte dal regime birmano, insidiando la leadership navale di New Delhi nell'Oceano Indiano, ma anche giapponesi e sudcoreani hanno registrato una crescente presenza di navi cinesi. Il ministro della Difesa nipponico, Toshimi Kitazawa, ha dichiarato che il 10 aprile, per la prima volta, otto navi da guerra e due sottomarini cinesi hanno attraversato lo stretto tra due isole del Giappone.
Una sfida anche finanziaria. Con un bilancio della Difesa che quest'anno raggiunge i 78 miliardi di dollari (ma secondo il Pentagono i cinesi spendono in realtà il doppio), Pechino ha superato il Giappone e, in quanto a spese militari, è secondo solo a Washington. In campo navale «la modernizzazione cinese preoccupa perché sembra progettata per sfidare la nostra libertà d'azione nella regione», ha dichiarato l'ammiraglio Robert F. Willard, alla testa del Pacific Command americano, citato ieri dal New York Times.
La nuova e modernissima base sottomarini sull'isola di Hainan ha il compito di interdire l'accesso al Mar Cinese meridionale così come la modifica di alcuni missili balistici a medio raggio per compiti antinave costituisce un chiaro deterrente nei confronti delle portaerei americane, almeno finché Pechino non sarà in grado di disporre di navi simili. Dopo anni di test sulla vecchia portaerei russa Varyag, la Cina ha infatti ammesso che nei prossimi anni verrà varata la prima portaerei made in China.
Il potenziamento navale cinese ha indotto gli Stati Uniti a schierare più navi e sottomarini nel Pacifico e ha scatenato una corsa al riarmo in tutti i paesi della regione. L'India ha affittato un sottomarino nucleare russo d'attacco e valuta di noleggiarne altri in attesa di varare moderni battelli di produzione nazionale. Sottomarini convenzionali di ultima generazione sono stati venduti da Francia e Svezia a Singapore e Malesia mentre il Vietnam ha appena ordinato sei battelli tipo Kilo a Mosca.
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25/04/2010