Obama: investimenti sicuri

Marco Valsania
NEW YORK
Barack Obama rassicura Pechino e il mondo. «Non solo il Governo della Cina, ma ogni investitore può avere assoluta fiducia negli investimenti negli Stati Uniti», ha detto al termine di un incontro con il leader brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva. «Anche nel mezzo della crisi - ha aggiunto - abbiamo assistito a un aumento dei flussi d'investimento. È il riconoscimento che la stabilità del nostro sistema economico e politico è straordinaria».
Obama ha risposto così, direttamente, alle esplicite preoccupazioni del premier cinese Wen Jiabao sulla solidità del debito americano. Non basta: il ministro del Tesoro Tim Geithner, al margine del G20 di Londra, ha avuto un colloquio bilaterale con il collega cinese, Xie Xuren. Nessuna agenda ufficiale, ma un obiettivo sicuro: garantire, di persona, che gli investimenti cinesi in Treasuries sono sicuri. E cercare reciproche garanzie sulle intenzioni di Pechino, il più grande investitore in debito statunitense, del quale detiene oltre 700 miliardi di dollari.
La Casa Bianca non ha tempo da perdere per la controffensiva: la fiducia nell'America e nei suoi Treasuries è essenziale al successo delle strategie anti-recessione di Obama. Solo quest'anno è in arrivo l'emissione di titoli per forse duemila miliardi di dollari, che dovrebbe finanziare la corsa alla spesa pubblica destinata a risollevare i destini della crescita, con un pacchetto di stimolo da 787 miliardi, e a risanare il sistema finanziario a colpi di altre centinaia di miliardi.
Cosciente del rischio di eccessivo indebitamento, Obama ha promesso di riportare il Paese sulla strada della responsabilità fiscale, più che dimezzando in quattro anni il deficit che quest'anno dovrebbe gonfiarsi a 1.500 miliardi. «Gli Stati Uniti saranno nella posizione più forte di sempre», ha promesso ieri la portavoce del Tesoro Heather Wong. E ancora, riferendosi ai Treasuries: «Abbiamo il mercato più profondo e liquido al mondo».
Ma le perplessità sono aumentate sulla capacità di Obama di rispettare tutti gli obiettivi. Questo timore ha trovato voce sul palcoscenico globale, a sorpresa, con la presa di posizione, venerdì, del premier di Pechino. «Chiedo che gli Stati Uniti mantengano il loro buon credito - ha detto Jiabao - che onorino gli impegni e garantiscano la sicurezza degli asset cinesi». La Cina, a fine 2008, deteneva in Treasuries circa 730 miliardi di dollari. Quasi un quarto del totale di 3.100 miliardi in mani straniere, pari a metà dei Treasuries in circolazione.
Gli operatori invitano alla cautela. Pechino ha avuto un incerto inizio di rapporti con l'amministrazione Obama. E non ci sono segni di drastiche ritirate dal debito statunitense: una recente asta da 11 miliardi è andata meglio delle attese. Per paesi quali la Cina mancano convincenti investimenti alternativi. «Gli acquisti esteri finora resistono», ha detto Mary Ann Hurley di DA Davidson. Il nervosismo, tuttavia, serpeggia anche sui mercati: la scorsa settimana le banche centrali internazionali hanno ridotto le loro holding di debito targato Stati Uniti presso la Federal Reserve.
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15/03/2009