Non solo consumi interni - Pechino vuole tenere banco

Una guerra delle valute (vedi a fianco) non è l'unico fantasma. All'orizzonte si profila anche il pericolo di una corsa alle materie prime. La chiave di volta è sempre la Cina e, in particolare, la sua grande "fame" di commodities. Pechino, forte di un'enorme liquidità, può pilotare i mercati quando e come vuole. Ha infatti la possibilità di comprare quando i prezzi sono bassi, e in questo periodo lo sta facendo su quasi tutte le materie prime. Dopo di che, quando le quotazioni sono elevate (come ora per il rame), rimettono in circolazione parte degli stock. È un comportamento che, stando ai broker, vale tanto per i metalli base quanto per il cotone, le soft commodities o i coloniali come caffè e cacao. É una strategia che soddisfa sì l'aumento effettivo dei consumi interni, ma supporta anche l'obiettivo di acquisire sempre più peso nelle scelte economiche globali. «La Cina - secondo Cosimo Natoli, analista delle materie prime di Win Consulting - ha quasi 1.200 miliardi di asset denominati in dollari ed è quindi chiaro che la sua diversificazione nelle commodities non solo è molto saggia, ma è anche molto efficiente». L'esperto, facendo l'esempio dell'incremento (+2%) della domanda mondiale di rame atteso per il 2011 - che per il 50% sarà da ricondurre alla Cina -, stima che «tutti prezzi delle commodities sono previsti in rialzo, per ragioni legate sia ai consumi sia ai previsti cali dell'offerta di alcune materie prime (soprattutto cereali e coloniali)». Nel breve dunque i corsi saranno orientati positivamente. Anche perché, notano gli addetti ai lavori, sta per partire la fase di ristoccaggio che solitamente caratterizza l'inizio del nuovo anno lunare cinese, che questa volta cade il primo febbraio 2011. Attenzione, sempre sul brevissimo, al previsto ampliamento degli Etc (Exchange traded commodities), che lavorano sui collaterali "fisici" e potrebbe far lievitare la domanda delle materie. L'unica incognita è la possibilità di un default nell'eurozona. In questo caso, secondo Natoli, «avremmo una situazione pari allo choc che abbiamo visto con la Grecia e questo potrebbe portare a uno storno dei valori tra il 20-30 per cento».
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20/11/2010