NEL 2015 PIU' CITTADINI CHE CONTADINI

NEL 2015 PIU' CITTADINI  CHE CONTADINI
Roma, 5 lug. – Da qui a cinque anni in Cina ci saranno più cittadini che contadini. A dare la notizia è stato Li Bin, direttore della Commissione per la pianificazione familiare e per la popolazione nazionale (NPFPC), secondo cui, alla fine del 12° piano quinquennale (2011-2015), più della metà dell'intera popolazione - che in base alle stime dovrebbe raggiungere il miliardo e 390 milioni -  si sarà riversata nelle città. A pochi giorni dall'annuncio, le proiezioni hanno già spaccato l'opinione pubblica e sollevato non poche preoccupazioni riguardo i possibili disordini che un'eccessiva densità demografica potrebbe causare. "Le città stanno diventando sempre più affollate. Ci sono già troppi ingorghi stradali e un massiccio afflusso di persone non può che peggiorare la situazione. Per non parlare del prezzo delle case che continuerebbe a salire" sostiene Chen Ting, ventisettenne di Chongqing con scarsa fiducia nella capacità di gestione delle autorità cittadine. Ancora più preoccupata è Li Aiping, pechinese ormai in pensione che teme che all'arrivo dei lavoratori migranti possa seguire un aumento del tasso di criminalità. Una tesi condivisa anche dal Beijing Morning Post, secondo cui in quelle aree in cui converge la maggior parte dei migranti i casi di furto sono più frequenti. Un fenomeno che sarebbe dovuto al fatto che molti di loro non riescono a migliorare la loro situazione economica, a compiere quel salto di qualità che li ha spinti a lasciare le campagne e a penetrare nel tessuto urbano e che scelgono il crimine come soluzione ai loro problemi.
Ma a rassicurare i residenti locali arrivano le dichiarazioni di Zhang Yi, ricercatore presso l'Istituto per la popolazione e l'economia del lavoro dell'Accademia cinese delle scienze sociali, convinto che si tratterà di "un cambiamento positivo". "Il passaggio non solo causerà un incremento della domanda interna, ma permetterà a molte persone di migliorare il proprio welfare e a molti bambini di poter accedere a un buon livello di istruzione" sostiene Zhang. E per combattere la criminalità, suggerisce il ricercatore, "bisognerebbe migliorare la condizione dei migranti, sia nella vita che nel lavoro, anziché rispedirli a casa".
Inoltre, alla luce del processo d'invecchiamento che sta investendo le grandi città, l'arrivo di giovani talenti non può che creare prosperità. La rapida diminuzione dell'indice di fertilità totale ha provocato la diminuzione dell'indice di crescita della popolazione causando, così, il rapido invecchiamento. Sulla base dei criteri stabiliti dall'ONU, una popolazione è considerata "anziana" quando le persone con un età superiore ai 65 anni superano il 7%; o quando più del 10% della popolazione ha più di 60 anni.  Dal censimento dell'Onu del 2000 è emerso che il 10% dei cinesi aveva tra i 60 e i 65 anni; il 7% ne aveva più di 65. In futuro, quindi, a causa dell'invecchiamento della popolazione, il rapporto tra persone in età lavorativa e anziani da assistere sarà di 3 a 1, contro il 5 a 1 attuale; e un maggior numero di anziani significa carenza di forza lavoro. In particolare, entro il 2015 le persone con un'età uguale o superiore ai 60 anni dovrebbero raggiungere i 200 milioni. Ad una popolazione più anziana corrisponde, com'è ovvio, una penuria di lavoratori, una condizione pericolosa per un Paese come la Cina che ha fatto dell'immensa disponibilità di manodopera a basso costo il punto di forza della sua economia. Un maggior afflusso di migranti può senz'altro risollevare la situazione e impedire che le grandi metropoli cinesi diventino città morte.
E se qualcuno teme che la grande migrazione possa provocare una depressione delle aree rurali è fuori strada: "Ormai la tecnologia ha raggiunto le campagne" rassicura ancora Zhang "Saranno sempre di più le imprese agricole che sopperiranno alla mancanza di forza lavoro con attrezzature d'avanguardia che non solo diminuiranno i costi, ma garantiranno un aumento della produzione".
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