NAPOLITANO: RAFFORZARE I DIRITTI UMANI

NAPOLITANO: RAFFORZARE I DIRITTI UMANI
Pechino, 26 ott.- Il Dragone, l'Unione europea, l'Italia: martedì la visita di Stato di Giorgio Napolitano in Cina è entrata nel vivo degli appuntamenti politici, sempre nel segno del ruolo di ponte che il nostro Paese può svolgere tra Pechino e Bruxelles, attraverso temi come la stabilità economica, gli impegni condivisi sul fronte della sicurezza globale, il cammino verso il rispetto dei diritti umani. In mattinata Napolitano è salito sulla cattedra dell'Aula Magna della Scuola Centrale del Partito Comunista Cinese per una lezione speciale davanti agli altissimi funzionari di quella che, con circa 73 milioni di iscritti, rappresenta la macchina politica più imponente del pianeta; nel pomeriggio invece il Presidente della Repubblica ha incontrato l'omologo cinese Hu Jintao presso l'Assemblea Nazionale del Popolo, a poca distanza da una Piazza Tian an Men che per l'occasione era stata addobbata con bandiere cinesi e italiane. "Si tratta di una delle missioni più significative che io abbia svolto finora nel mio settennato - ha detto Napolitano al termine degli incontri di oggi - e che considero uno dei punti essenziali della seconda metà del mio mandato". 

 

Il Presidente ha definito la Cina "locomotiva" della ripresa globale dopo la grande crisi economica scoppiata nel 2008, paragonando il suo ruolo a quello giocato in altri frangenti da economie mature come USA, Germania e Giappone; ma ha ribadito come gli enormi progressi cinesi non riguardino esclusivamente la sfera economica: "Il cammino intrapreso dalla Cina sulla via delle riforme politiche e del rispetto dei diritti umani è di fondamentale importanza- ha detto Napolitano ai dirigenti del PCC- e sono profondamente convinto che sia nell'interesse cinese portare avanti questo processo in piena autonomia". In serata,  il capo dello Stato è tornato a trattare il tema dei diritti umani in Cina, definendo "stravagante" la proposta di un gruppo di Premi Nobel per la Pace di mettere all'ordine del giorno del prossimo G20 la liberazione di Liu Xiaobo, il dissidente cinese recentemente insignito di quella stessa onorificenza: "Francamente, non ho fatto un viaggio in Cina in visita di Stato per puntare il dito su una questione specifica - ha dichiarato il Presidente - anche se ha avuto molta risonanza internazionale. Sono venuto per porre questioni di grande prospettiva per quello che riguarda il ruolo della Cina nel mondo e il rapporto tra Europa e Cina, anche se non ho mancato di ribadire le nostre posizioni di principio, che sono posizioni del governo e anche mie personali".

 

Nel pomeriggio il colloquio tra Giorgio Napolitano e Hu Jintao è stato preceduto dagli inni nazionali dei due Paesi e nell'avvio dell'incontro, l'unica parte accessibile ai giornalisti, si è scorto un Presidente della Repubblica emozionato, quasi commosso: "Non le nascondo la mia emozione- ha detto Napolitano ad Hu - per quello che la Cina ha rappresentato per quelli della mia generazione, a partire da quel 1949 in cui è nata la Repubblica Popolare". Un'emozione che Napolitano ha spiegato più tardi così: "Ho salutato la nascita della Repubblica Popolare Cinese come un grande evento storico dal grande significato liberatorio per un paese profondamente disintegrato. Certo, in seguito assistemmo a un'orripilante degenerazione come la Rivoluzione Culturale, ma adesso si sta camminando sulla strada delle riforme tracciata da un veterano come Deng Xiaoping, che ebbe il coraggio di attuare un'altra svolta dopo quella del '49".

 

E se Hu Jintao ha definito Napolitano un politico "lungimirante" per l'interesse da sempre prestato ai rapporti sino-italiani (l'attuale Presidente della Repubblica visitò la Cina nel 1984, quando era un alto dirigente del PCI) , sul fronte economico Napolitano ha definito "anacronistico" il mancato riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina da parte dell'Unione europea, rimarcando l'impegno dell'Italia per il conseguimento di questo obiettivo. "Hu Jintao ritiene contraddittorio e paradossale che alla Cina venga chiesto di comportarsi come un'economia di mercato e che, allo stesso tempo, le venga negato tale status – ha detto Napolitano- e a mio avviso il fatto che questo nodo rimanga sul tappeto può essere interpretato come un sospetto, un pregiudizio, se non una discriminazione". "L'Europa, finora, ha ciecamente detto di no, per principio. Io credo che non abbiamo nulla da guadagnarci" ha concluso il Presidente della Repubblica. Mercoledì un'altra fitta agenda politica attende Napolitano, con gli incontri con il leader dell'Assemblea Nazionale del Popolo Wu Bangguo e con il premier Wen Jiabao.

 

di Antonio Talia

 

 

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