MOODY'S MINACCIA DECLASSAMENTO BANCHE CINESI

MOODY'S MINACCIA DECLASSAMENTO BANCHE CINESI

Pechino, 5 lug.- Il livello di indebitamento delle amministrazioni locali cinesi è maggiore delle stime del governo di Pechino: lo sostiene l'agenzia di rating Moody's in un rapporto pubblicato oggi, nel quale si minaccia anche un declassamento dell'outlook delle banche del Dragone. Secondo Moody's, i prestiti concessi dalle banche alle amministrazioni periferiche ammonterebbero a ulteriori 3.500 miliardi di yuan (373 miliardi di dollari, o 540 miliardi di euro), da sommarsi ai 10.700 miliardi di yuan (1.654 miliardi di dollari, pari a 1141 miliardi di euro) già segnalati da un rapporto pubblicato dall'Ufficio Nazionale Revisori dei Conti la scorsa settimana (questo articolo). Dopo il dossier - il primo di questo genere diffuso da un'amministrazione cinese - la situazione dei governi locali sembra farsi sempre più complicata.

 

"Abbiamo individuato delle discrepanze nelle statistiche fornite da diverse amministrazioni cinesi- si legge nell'indagine targata Moody's-, in particolare tra quelle elaborate dai revisori dei conti e le altre, calcolate dall'authority bancaria. Da ciò emerge che alcuni di questi prestiti sono caratterizzati da una documentazione opaca, e potrebbero quindi essere esposti a più ampi rischi di malversazioni".

 

Il debito delle amministrazioni locali è da tempo oggetto di ipotesi, speculazioni e timori. Al centro di tutto il meccanismo ci sono agenzie semipubbliche dette L.I.C. (Local Investment Companies) o LGFP (Local Goverment Financing Platform): in Cina le amministrazioni periferiche non possono emettere bond e ottenere finanziamenti oltre certi limiti, ma queste piattaforme finanziarie - nei cui consigli di amministrazione siedono spesso personaggi vicini ai politici locali, quando non gli stessi funzionari in prima persona - permettono di aggirare le norme in maniera del tutto legale. Le L.I.C. si presentano alle banche offrendo la più importante garanzia in loro possesso, la terra - che in Cina è di proprietà dello Stato -, e in cambio ottengono prestiti per la realizzazione di infrastrutture e progetti immobiliari. L'indagine dell'Ufficio Nazionale dei Revisori dei Conti mostra che alla fine dello scorso anno erano sorte in tutto il paese più di 6500 agenzie di questo genere: "Il management di alcune delle piattaforme finanziarie dei governi locali è irregolare, e la loro profittabilità e la loro capacità di ripagare i debiti sono da considerarsi scarse" aveva dichiarato il direttore generale dei revisori dei conti Liu Jiayi, sostenendo tuttavia che la situazione fosse sotto controllo. Ma il dossier cinese, pubblicato proprio per infondere sicurezza ai mercati su una situazione che da troppo tempo sembrava impossibile da decifrare, non sembra per il momento aver ottenuto il risultato sperato: "I crediti in sofferenza potrebbero quindi essere tra l'8% e il 12%, anziché tra il 5% e l'8%, come ritiene il governo - fanno sapere da Moody's -, una situazione che avvicina molto di più gli istituti di credito a uno scenario di stress".

 

"Se la Cina non organizza un piano chiaro per ripulire il debito dei governi locali, l'outlook sul credito delle banche cinesi potrebbe diventare negativo" conclude il rapporto dell'agenzia di rating.

 

Ma in questi giorni non c'è solo Moody's a lanciare l'allarme sulla situazione del debito delle amministrazioni periferiche: "Riteniamo che il governo centrale di Pechino dovrà separare il debito locale delle banche dai registri e ricapitalizzare gli istituti di credito" aveva scritto l'economista di Suisse Bank Dong Tao  all'indomani della diffusione del rapporto dell'Ufficio Revisione Conti.

 

Un piano di salvataggio anche per gli istituti di credito cinesi? In molti non credono che sia necessario. "Le banche cinesi sono capaci di reggere il colpo - avevano invece stimato gli analisti di Sanford C. Bernstein & Co. all'inizio di questa settimana - e possono assorbire le perdite anche se i loro crediti verso le amministrazioni locali dovessero rivelarsi inesigibili fino al 27% del totale".

 

Intanto, da qualche parte nel sud della Cina, le prime Local Investment Companies iniziano a mostrarsi insolventi: è il caso della Yunnan Highway Development Investment Limited, società nata per realizzare un tratto di autostrada nella provincia dello Yunnan, che secondo quanto reso noto da qualche settimana già nell'aprile scorso aveva dichiarato alle banche creditrici che avrebbe ripagato con effetto immediato "solo gli interessi e non il debito principale". 

 

La società aveva contratto debiti per 100 miliardi di yuan con una dozzina di banche, inclusi i quattro più importanti istituti di credito cinesi. Quante delle  6500 Local Investment Companies sorte in questi anni si trovino nella stessa situazione, almeno per il momento, è impossibile a dirsi. 

 

di Antonio Talia

 

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