Minerali cinesi nel mirino della Wto

La Cina, incubo dei consumatori di materie prime, potrebbe presto incorrere in sanzioni da parte dell'Organizzazione mondiale del commercio per aver ingiustamente limitato le esportazioni di nove minerali e metalli, avvantaggiando le proprie imprese ai danni della concorrenza straniera. La procedura aperta nel 2009 dal Messico, alla quale si erano subito accodati Stati Uniti e Unione europea, è ormai in dirittura di arrivo. Il comitato di esperti incaricato dalla Wto di esaminare il caso ha consegnato ieri una relazione preliminare, in vista di un pronunciamento definitivo che a questo punto, secondo l'ufficio del Rappresentante Usa per il commercio (Ustr), «dovrebbe essere reso pubblico nella tarda primavera o all'inizio dell'estate».
Fonti legali e diplomatiche vicine al dossier hanno assicurato al Wall Street Journal che il rapporto ad interim appena consegnato (e destinato per ora a rimanere top secret) è nettamente sfavorevole alla Cina, considerando illegali le restrizioni applicate al commercio delle nove materie prime in questione. Se l'orientamento non verrà modificato, Pechino – che dal 2001 aderisce alla Wto – potrebbe essere costretta a fare marcia indietro, con effetti quasi certamente benefici sui prezzi dei prodotti interessati. Una vittoria in questa disputa, inoltre, spianerebbe la strada ad una procedura anche sulle terre rare, che Washington e Bruxelles hanno più volte minacciato, ma non ancora formalmente aperto.
Questo caso non ha infatti nulla a che vedere con le terre rare, i 17 metalli strategici che l'industria hi-tech è costretta a pagare a peso d'oro da quando la Cina, che monopolizza la produzione, ha iniziato ad applicare quote d'esportazione sempre più ridotte.
L'oggetto del contendere, spiegano i documenti depositati alla Wto, è un gruppo di nove commodities utilizzate nel comparto chimico e per produrre acciaio o alluminio, di cui la Cina è uno dei maggiori, se non addirittura il primo produttore mondiale e di cui restringe indebitamente l'esportazione attraverso quote, tariffe doganali o altre misure. L'elenco comprende un metallo quotato al London Metal Exchange, lo zinco, ma anche il coke, fondamentale in siderurgia, la bauxite, prodotto intermedio dell'alluminio, e una serie di materie prime poco conosciute ai più, ma non per questo meno importanti: la fluorite, il magnesio, il manganese, il carburo di silicio, il silicio metallico e il fosforo giallo.
L'importazione di questi prodotti, spiega la Commissione europea, è costata 4,5 miliardi ai paesi Ue nel 2008. A servirsene sono state imprese che rappresentano il 4% dell'attività industriale europea e danno lavoro a mezzo milione di persone.
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19/02/2011