Milano guardi a Shanghai Così si fa un grande Expo

Paolo Madron
SHANGHAI. Dal nostro inviato
Sul plastico di tutta l'area espositiva, che fa già impressione di suo nonostante la scala ridotta, spiccano il boulevard dell'Expo, il sontuoso viale che taglia in due l'area espositiva, l'arena coperta che ospiterà gli spettacoli, e il padiglione cinese che, spiega gentilissima la guida, è fatto a forma di cappello. Questo non lo dice, ma simbolicamente è il cappello che i cinesi presto metteranno sul mondo quando diventerà cosa loro. Sarà un trionfo per Shanghai e tutto il paese, assicurano orgogliosi. Sarà un trionfo, non può che confermare laconicamente il visitatore vedendo la sollecitudine con lui lavorano i 150 giovani che in una grande sala si occupano della comunicazione e poi i 30mila operai che stanno allestendo i padiglioni. Di sicuro, un risultato questo Expo lo ha già raggiunto: ha ucciso l'iperbole, figura retorica dell'ultrabbondanza. Se tutto è iperbolico – uomini, numeri, soldi, cemento, grattacieli – tutto è normale, tanto che non si riesce a immaginare come, di fronte a una realtà che già tutto enfatizza, un cinese possa pensare ancora più in grande. Qui, di piccolo, ci sono solo i piattini stile dim-sum, il branch cinese, che una cameriera gentile porta in tavola, mentre il dottor Xu Wei, il numero due dell'Expo, un signore dall'aria mite dove spiccano due occhi vivaci, ci racconta lo stato dell'arte a sette mesi dall'inizio dell'evento.
Non per metter in dubbio la vostra efficienza, ma a occhio sembrate un po' in ritardo con i lavori.
Stiamo perfettamente rispettando la tabella di marcia. Se ci sono ritardi, riguardano quei padiglioni che i singoli paesi hanno deciso di costruirsi.
E come mai ritardano?
Forse perché i paesi partecipanti hanno sottovalutato la complessità delle procedure cinesi. Il settore delle costruzioni è fatto da grandi contractor e una miriade di sub contractor, un mondo dove uno straniero si può perdere.
Questo Expo vi costa più di 4 miliardi di dollari. Da dove arrivano i soldi?
Per la precisione sono 2,63 miliardi per le infrastrutture e i padiglioni, e 1,55 per le spese di gestione. Il primo finanziatore è il governo centrale. Poi ci sono le banche, gli sponsor, le licenze sulla vendita dei prodotti e l'incasso dei biglietti.
Alla fine quanto ci perderete?
L'obiettivo è il pareggio, non vogliamo certo perdere soldi.
Contenti di come la municipalità di Shanghai vi ha assistito nella preparazione dell'evento?
Abbiamo avuto pieno supporto dal governo e dalla municipalità, e stiamo lavorando tutti insieme per la riuscita dell'evento.
Sulla carta spostare da 400 a 600mila visitatori al giorno sembra un'impresa impossibile. Non avete paura che si creino dei giganteschi ingorghi umani?
Ci sono 5 linee di metropolitana che serviranno esclusivamente i visitatori. E abbiamo appena inaugurato un altro tunnel che attraversa il fiume Huangpu.
Tutta roba che alla fine rimane al servizio della città.
Naturalmente. Vuole qualche numero? Attualmente abbiamo un sistema di metropolitana di 200 km. Quando in maggio inizierà l'Expo, ovvero una delle reti più grandi al mondo saranno diventati 400. Poi ci sono i due aeroporti che insieme hanno una capacità di 84 milioni di passeggeri all'anno. E infine il sistema ferroviario, che ne regge tranquillamente 80 milioni l'anno.
Milano ospiterà l'Expo 2015, e finora gli organizzatori hanno più litigato che realizzato. Voi quando siete partiti?
L'Expo ci è stato assegnato nel 2002, ma siamo partiti l'anno dopo per via dell'influenza aviaria.
Vuole dare qualche consiglio ai suoi colleghi milanesi?
Milano in termini di cultura e arte è un'importante città europea. Sono sicuro che sanno ciò che fanno. E poi stanno ancora aspettando la registrazione del Bie, che di solito arriva cinque anni prima dell'evento. In fondo più tardi partono meno soldi spendono.
Qualcosa di meno diplomatico?
Due suggerimenti. Prima di partire Milano capisca bene cosa vuole, ovvero quanto grande dovrà essere il suo Expo. Quanti saranno i padiglioni costruiti dagli ospiti e quanti invece ne dovranno affittare. Le assicuro che sono particolari che incidono sul piano generale.
E il secondo?
Una forte attenzione alle infrastrutture, in modo da rendere l'accesso il più agevole possibile ai milioni di visitatori che arriveranno. Occorre poi calcolare bene tutti i lavori di costruzione. Guardi l'esempio di Saragozza lo scorso anno: il governo spagnolo ha costruito molti padiglioni da affittare, e ciò ha portato via molto tempo.
Par di capire che ovunque, non solo a Shanghai, la logistica è un tema chiave.
Noi ci siamo dati cinque obiettivi: incoraggiare la gente a usare i mezzi pubblici. Incentivare l'uso del car-sharing. Limitare i posti di parcheggio dentro il sito dell'Expo, in modo da indurre i visitatori a venire in gruppo servendosi di grandi autobus. Prolungare l'orario di apertura, così da scaglionare gli arrivi della gente, e di notte ce ne sarà sicuramente di meno, e di meno costerà anche l'ingresso.
Chi sono gli sponsor? Immagino soprattutto aziende cinesi
La maggior parte sono cinesi. Ma ci sono anche multinazionali come Cisco, Ibm o Coca-Cola.
paolo.madron@ilsole24ore.com
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31/10/2009