Ma in azienda decide l'etica?

Perché Sergey Brin, il co-fondatore di Google, ha deciso di lasciare la Cina? Lo ha spiegato al Wall Street Journal: «La Cina ha fatto grandi progressi ma, riguardo alla censura e alla sorveglianza dei dissidenti, vedo le caratteristiche del totalitarismo e questo mi dà molto fastidio». Brin, 36 anni, si riferiva all'Unione Sovietica, paese da cui era scappato con la sua famiglia quando aveva solo sei anni. Si dice che a Google non tutti fossero d'accordo con il co-fondatore, che c'era chi avrebbe preferito lavorare a un cambiamento dall'interno del paese. Certo, non tutti hanno un mercato globale come Google. Ma nel prendere decisioni importanti in azienda l'etica dovrebbe sempre prevalere sulle motivazioni commerciali?
Cr.M.

Alfeo Carretti

Atlantic Man Group

Sono con Brin

- «L'etica e la morale vengono sempre prima degli affari», afferma Alfeo Carretti, presidente dell'Atlantic Man Group di Castelnovo di Sotto (Reggio Emilia), azienda che produce macchinari ed equipaggiamenti per serre e vivai. La decisione di Sergey Brin di abbandonare con Google la Cina è apprezzabile. «Condivido le scelte di chi pone questi valori alla base della propria vita, anche lavorativa. Finora sono stato fortunato, non mi sono trovato in situazioni in cui ho dovuto far prevalere motivazioni etiche, anche personali, su quelle commerciali, nonostante il gruppo lavori in gran parte del mondo». Riguardo alla Cina, Carretti non ha dubbi: «Il sistema può essere cambiato solo dall'interno».

Davide Prati

Petrolifera Italo Rumena

Un caso in Albania

- «Non ci siamo trovati a fare scelte in casi simili a quello affrontato da Brin - racconta Davide Prati, vicedirettore generale della Petrolifera Italo Rumena di Bologna - Ma nel caso dell'espansione del nostro deposito costiero per prodotti petroliferi in Albania abbiamo deciso di affrontare con rigore i problemi ambientali, legali e istituzionali che non facevano procedere il progetto, escludendo a priori qualsiasi scorciatoia nella convinzione che nel lungo periodo questo sia l'unico modo efficace di affrontare le difficoltà». L'azienda ha fatto ricorso a un arbitrato internazionale per sciogliere i nodi dell'avvio ai lavori. «In Albania ormai ci conoscono - conclude Prati – e sanno che etica e legalità sono nostri valori».

Fiore Piovesana

Camelgroup

Il profitto conta

- «Davanti a chi sceglie l'etica tenderei a togliermi il cappello». Ad affermarlo è Fiore Piovesana, presidente e amministratore unico di Camelgroup, azienda di mobili di Orsago, in provincia di Treviso, che esporta il 100% della produzione in Russia e Stati Uniti. «Per un imprenditore, sia enorme come Google sia piccolo, il problema del conflitto tra etica e regole commerciali-finanziarie è un tema ricorrente, se non quotidiano - spiega - Ma a mio parere, alla fine deve prevalere ciò che rende l'imprenditore libero con se stesso e sereno con la propria coscienza. Non posso però biasimare – conclude – chi fa prevalere la logica del profitto».

27/03/2010