LIBERATI 30 DISABILI SCHIAVIZZATI

LIBERATI 30 DISABILI SCHIAVIZZATI
Pechino, 8 set.- Più di 30 disabili costretti a lavorare come schiavi in alcune fornaci sono stati tratti in salvo dalla polizia cinese. E' accaduto nella provincia centrale dell'Henan già teatro nel 2007 di un altro scandalo di sfruttamento di disabili. Mentre proseguono le indagini, il raid ha già visto finire in manette otto responsabili. A denunciare il fatto un giornalista di City Report, una tv locale, che il 17 agosto scorso riuscì ad entrare in una delle fabbriche fingendosi mentalmente ritardato alla stazione ferroviaria di Zhumadian dove fu prelevato e venduto come schiavo al suo datore di lavoro per 500 yuan (50 euro). Cui Songwang, questo il nome del giornalista, ha lavorato sottocopertura alla fornace per tre ore durante le quali è stato continuamente picchiato e torturato da alcuni supervisori, uno dei quali appena quattordicenne.
 
 
Secondo City Report, i lavoratori disabili sono costretti a lavorare senza paga in locali piccoli e asfissianti tutto il giorno, senza sosta. Scariche di botte e colpi di cinta dietro la schiena e all'inguine accompagnano il lavoro delle vittime ormai totalmente sottomesse. Quanto ai bisogni primari, spiega Cui, i lavoratori non hanno pause durante le ore lavorative, le porzioni di cibo sono molto scarse e gli spazi in cui dormono angusti. Alcune delle vittime, spiega Zhang Xiaolei direttore dell'Ufficio di Propaganda della provincia,vivono in queste condizioni da 7 anni. Di solito vengono prelevati nelle stazioni ferroviarie o per le strade e poi venduti ai capi delle fornaci o delle miniere ad un prezzo che oscilla tra i 300 e i 500 yuan (30 – 50 euro circa). Un costo che da solo la dice lunga sulla portata del guadagno se si considera che assumere una persona per un anno costa in media al datore di lavoro circa 20mila yuan (2mila euro).
 
 
Nonostante la notizia della liberazione degli schiavi dei mattoni rimbalzi sulle principali testate cinesi - che festeggiano il nuovo successo di una polizia schierata dalla parte dei più deboli - avvocati per i diritti dei disabili, internauti e semplici cittadini già scottati da esperienze simili sembrano essere meno ottimisti. "Episodi come questi si verificano in continuazione e la polizia non seguirà mai a fondo il caso" dichiara Zhang Wei, avvocato di Pechino a capo di una organizzazione non profit che aiuta i portatori di handicap. "Verranno condannati per quale crimine: violenza, schiavitù oppure per operazioni illegali? Non si arriverà mai a far luce sulla questione". A intralciare la strada della giustizia, si aggiunge inoltre l'infermità mentale delle vittime. "Ci troviamo di fronte a persone che non possono raccontare la loro storia, non sono in grado di dichiarare da quanto tempo lavorano nella fornace, quali torture hanno subito o per chi hanno prestato servizio" spiega Liu Yuxia, funzionario dell'Ufficio Affari Civili. "Molti non riescono nemmeno a pronunciare una frase di senso compiuto e alcuni di loro sono tornati alla stazione, non ricordano da dove vengono e  non sanno dove andare" aggiunge Liu Weiming, funzionario di Zhumadian, senza spiegare se queste persone riceveranno o meno assistenza.
 
 
Sull'efficienza della polizia mostra scetticismo anche He Zhimin, contadino della provincia dello Shaanxi, che racconta di aver perso notizia del figlio disabile a giugno dello scorso anno dopo che il ragazzo era stato 'assoldato' da una donna che gli offerto di lavorare in una fornace per 10 dollari al giorno e un pacchetto di sigarette.  "La polizia non mi aiuta. Non considerano storie simili casi importanti". D'altra parte, nonostante il governo di Pechino abbia dichiarato guerra al lavoro forzato, soprattutto in caso di disabili, la situazione non sembra essere cambiata di molto. Quattro anni fa, la notizia della liberazione di 500 persone - tra cui molti minorenni - costrette a lavorare sottotortura e senza paga in alcune fabbriche di mattoni e miniere di carbone, sconvolse la nazione. Secondo un'indagine condotta sempre in quell'anno, nel settore erano allora illegalmente impiegate oltre 53mila persone. Dopo lo scandalo, governi e polizia assicurarono stretti controlli soprattutto nella stazione di Zhengzhou, snodo principale del traffico di schiavi disabili. Ma secondo una recente indagine dell'Economic Information Daily, da allora niente è cambiato. E la stazione, ancora priva di controlli, continua a rifornire le fornaci dell'Henan, una provincia in cui lo schiavizzazione di disabili è radicata da più di 20 anni.
 
 
di Sonia Montrella
 
 
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