La stretta di Pechino lascia a secco le banche

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
La Cina si avvia a festeggiare il Capodanno Lunare a corto di liquidità. Non perché il paese sia rimasto improvvisamente senza soldi. Ma perché le banche non sanno più dove andarli a prendere per prestarli ai loro clienti. Da un paio di settimane, ormai, la moneta è una merce sempre più scarsa e rarefatta sul mercato interbancario cinese. E le recenti violente oscillazioni dello Shanghai Interbank Offered Rate (Shibor) sono lì a dimostrarlo: ieri il tasso di riferimento interbancario è schizzato improvvisamente all'8%, vale a dire circa 500 punti base in più rispetto alla settimana scorsa.
«Prima del Capodanno Lunare il mercato interbancario diventa sempre più sottile e rarefatto, anche perché l'attività economica rallenta notevolmente», spiega il direttore della filiale di una banca straniera di Shanghai (gli istituti stranieri sono i più penalizzati dal vuoto improvviso di liquidità perché non possono contare sui depositi). «Ma - aggiunge - non si era mai visto niente come quest'anno: negli ultimi giorni, trovare yuan sul mercato è davvero una missione impossibile».
Parole che riportano l'orologio ai tempi difficili dell'autunno 2008 quando, di fronte alla grande crisi finanziaria internazionale e alla bancarotta di Lehman Brothers, gli istituti di credito cinesi congelarono i finanziamenti paralizzando per settimane il mercato interbancario domestico. Oggi, però, l'improvvisa carenza di liquidità è dovuta a ragioni totalmente interne.
Dall'inizio dell'autunno, in Cina i prezzi dei generi alimentari hanno iniziato a lievitare a ritmo impressionante spingendo al rialzo il tasso d'inflazione. Il governo, nel timore che il rincaro del costo della vita potesse innescare un'ondata di malcontento nel paese, ha deciso di stringere senza indugi i cordoni del credito. In modo assai energico: nel giro di due mesi, la Banca centrale ha aumentato due volte i tassi d'interesse e ha alzato ben quattro volte la riserva obbligatoria per le banche portandola al livello record del 19 per cento.
Il governo ha anche esercitato un'operazione di moral suasion sulle banche domestiche e internazionali per spiegare loro che i tempi della crescita allegra della base creditizia sono finiti. Archiviata l'emergenza crisi, durante la quale la politica monetaria espansiva era stata uno strumento prezioso per sostenere la crescita economica, all'inizio del 2010 la Banca centrale aveva già provato a ridurre il monte prestiti del sistema bancario del 20% rispetto l'anno prima. Ma con scarso successo.
Così quest'anno, pur non avendo ancora fissato obiettivi di espansione della massa monetaria, le autorità hanno deciso di parlare subito a muso duro ai banchieri.
A quelli domestici hanno intimato di riportare dentro i libri contabili i finanziamenti erogati copiosamente "fuori bilancio" con diversi escamotage negli ultimi due anni. A quelli stranieri, che rappresentano un esiguo 2,7% del totale dei prestiti erogati, hanno invece imposto paletti molto stretti: nel 2011, i finanziamenti che le banche estere potranno concedere ai loro clienti non potranno aumentare più del tasso di crescita registrato nel 2010.
La scarsità liquidità sul mercato interbancario e la violenta impennata dello Shibor non sono altro che il risultato del combinato disposto degli interventi varati da Pechino negli ultimi mesi per arginare l'espansione del credito e togliere carburante all'inflazione.
Le banche estere sempre più a corto di fondi si chiedono in queste ore cosa accadrà dopo il Capodanno Lunare, quando l'attività economica tornerà a pieno regime. «La speranza è che a metà febbraio la situazione si normalizzi, altrimenti sarà molto difficile rifinanziare le operazioni della clientela che andranno in scadenza nei prossimi mesi», avverte un altro banchiere straniero.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

26/01/2011