La strategia glocal del guerriero di Xi'an

di Sara Cristaldi Perché affannarsi a rincorrere la notorietà di un marchio globale, quando lo si può comprare? Nel mondo capovolto in cui viviamo è la realtà di questi anni. E lo sarà sempre di più. Con lo spostamento della ricchezza dai forzieri e dalle casse di stati e imprese occidentali ai nuovi big emergenti, governi e industrie, il gioco per questi ultimi è più facile, la partita spesso vincente.
È quanto accade sul fronte delle imprese cinesi(la maggior parte sconosciute in Occidente) di cui la China Dongxiang di Dennis Qin è un caso emblematico (vedi intervista qui a lato). Il suo successo è stato costruito sull'onda di un marchio italiano, ma è in Cina e nel resto dell'Asia che continua a macinare vendite e profitti. Più di quanto non farebbe un gruppo straniero, più digiuno delle differenze, delle technicalities e dei segreti di un mercato diverso non solo per ideogrammi e cultura confuciana. E saggiamente Qin anche per le acquisizioni di marchi esteri prossime venture finalizza il business alla Cina, non al mercato globale che (ancora) non potrebbe dominare.
È la strategia step by step che segna la strada dello sviluppo di gruppi emergenti, novelli guerrieri di Xi'an, che nel mercato interno e nei suoi immensi numeri già trovano la palestra per rafforzare i propri muscoli. Per chi vuole tentare la grande avventura oltre la Muraglia c'è sempre il zou chuqu, la spinta del governo di Pechino alle acquisizioni estere, in linea con la cosiddetta politica del "Go global". Obiettivo dichiarato: avere 50 marchi cinesi tra le 500 imprese globali della classifica di Fortune entro 10 anni (nel 2009 erano già 37). Ma la maggior parte delle compagnie già grandi, cinesi e non, aumenterà le sue file in patria proprio grazie a marchi esteri di beni di consumo.
Con due carte vincenti: le donne e i giovani. Specie in Asia. Categorie di consumatori che vedono aumentare il proprio reddito e che forse unici al mondo, crisi o non crisi, guardano al futuro con grande fiducia. Nei servizi e nelle fabbriche, nelle università delle città costiere come dell'interno dell'Impero di mezzo. Per loro vestiti comodi, trendy con un tocco di glamour ispirato da un marchio italiano. È il mix vincente di Dennis Qin.
sara.cristaldi@ilsole24ore.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

09/02/2010