LA SCOMPARSA DELLA GATTINA PULCE

LA SCOMPARSA DELLA GATTINA PULCE

Riproniamo l'articolo di Gianluca Morgese che ha inaugurato la rubrica Lettere dalla Cina nel gennaio 2010.

 

Chengdu, 13 gen. - La scomparsa della gattina Pulce, non rientrata a casa neppure al suono dei crostini di gamberetto agitati nella ciotola, mi dà la possibilità di conoscere più a fondo la geografia, le dinamiche  e l'anima del condominio Vecchia Porta d'Occidente. Condominio dove ho abitato per due anni. Palazzina arancione di dodici piani, romanica nella stabile postura dal baricentro basso, riccamente balconata e invecchiata precocemente, fu costruita nella seconda metà degli anni Novanta per accogliere la nuova borghesia cinese del boom.  I materiali da costruzione auto biodegradabili, la manutenzione anarchica delle strutture,  l'inquinamento della Tibet Road e forse una grave depressione dell'architetto durante la fase progettuale, le regalano già un'aria da palazzo antico siculo decaduto.

 

La mia condizione di uomo d'affari di Provincia senza fiuto per il business e in settori a basso e bassissimo valore aggiunto mi donano la possibilità di vivere in un ambiente autoctono, non viziato dalla presenza di altri espatriati europei o americani né dalle lussurie degli studi di progettazione giapponesi e honkonghini.
Finalmente ho il pretesto per parlare con la portinaia, alla quale per due anni non ero riuscito a strappare più di un grugnito e un paio di inarcamenti del sopracciglio destro.

 

Mi spiega che la gatta sarà probabilmente stata mangiata. "A loro piace mangia gatto carne!".  Inquietato dal modo in cui sussurra la parola loro (ma loro chi?), preoccupato per il destino dell'amata gatta e sopra tutto incuriosito dalla possibilità che alle 9 di domenica mattina qualcuno possa avere già cacciato, cucinato e mangiato un felino per prima colazione, ottengo di essere scortato da un guardiano per tutto lo stabile. Alla ricerca della verità. Il guardiano prende sul serio il compito assegnato dalla severa portinaia e si presenta con un enorme anello di chiavi. Busseremo ad ogni porta, entreremo in ogni ufficio, locale caldaia, appartamento sfitto, solaio dello stabile.

 

Si parte dall'ultimo piano, a scendere.

 

Dubito che la gatta sia precipitata dal sesto piano (dove abito) al dodicesimo, ma tant'è, Guardiano mi spiega che i gatti si arrampicano.  Già all'ottavo piano ho imparato molto. Innanzitutto sulla vita da corridoio.

 

Ogni piano è un mondo a sé, ha un suo carattere. Ci sono piani signorili e fighetti, con i loro maniglioni bussa-porta laccati d'oro; piani  moderni e giovanili, dove gli appartamenti con porte aperte e musica ad alto volume regalano al corridoio un ambiente da Quartiere Latino; piani socialisti, ricchi di iconografia tradizionale, austeri e spartani;  piani gastronomici, dove si frigge il tofu e il calamaro, in modo tale che l'odore di fritto possa rendere fluorescenti le capigliature di chi abita negli appartamenti attigui.
Scopro inoltre che le luci al neon intermittente che illuminano corridoi sembrano progettate per un thriller psicologico. Più gli ambienti comuni sono fetenti e caotici, più gli appartamenti che vi si affacciano sono sfarzosi e immacolati.

 

I locali di pertinenza sono tendenzialmente fagocitati e colonizzati dai proprietari confinanti. Corridoi, scale e ballatoi sono occupati da armadi, stendi biancheria e scatoloni di merce destinata alla distribuzione o alla vendita al dettaglio.

 

Infine, i corridoi sono utilizzati come parchi da passeggio (si passeggia all'indietro, secondo tradizione), piste ciclabili, piazzali per la conversazione e la convivialità e ambienti per la pratica del tai chi e dello skate board.

 

Approfondisco anche aspetti di interesse sociologico e antropologico. Il  padrone di casa è combattuto tra la giustificata paura verso lo straniero barbuto e l'istinto alla proverbiale ospitalità cinese. Subito sono invitato ad "entrare, sedere e bere tè" (formula millenaria di prima accoglienza), ma l'ospite usa nei miei confronti le precauzioni che si prenderebbero quando si è costretti ad accogliere una tigre in salotto. Tra l'altro mi è precluso il contatto con bambini e anziani.

 

Il condomino, più che collaborare alla ricerca del gattino o negare l'incontro con lo stesso, si mette istintivamente sulla difensiva e mostra ogni angolo della casa. Apre cassetti e sgabuzzi che potrebbero fungere da nascondiglio o dispensa per carne felina, a dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati.
Rotti gli indugi iniziali, non perde l'occasione per porre all'avventore forestiero domande sempre più incalzanti, dalle abitudini dell'animale domestico italiano ai dettagli sullo stipendio e i motivi del mio tardivo celibato.

 

Il guardiano invece, di solito umilmente e premurosamente al servizio del proprietario e alla mercé dei suoi capricci, ha un atteggiamento risoluto e poliziesco, investito del ruolo di investigatore. Ruolo pienamente riconosciuto dal proprietario perquisito. Questo mi ricorda che lo status, anche se momentaneo e mutevole, è qui alla base dei rapporti di forza nelle relazioni. Ho l'impressione che se mi mettessi ora in mezzo ad un incrocio, in Piazza del Popolo, e prendessi a soffiare in un fischietto, gli autisti si fermerebbero per fare come dico io.

 

Ho anche scoperto che non condividiamo con gli amici cinesi le stesse tendenze d'arredamento d'interni e design. Certamente essi esperimentano lo stesso sbigottito stupore nel notare i nostri disastri nel feng shui quanto noi ci meravigliamo di fronte alla fantasia dei decori e alla grandeur di marmi, legni torvamente scuri e lacche abbaglianti.

 

Il guardiano è un tifoso del Brescia e di Roberto Baggio.
Scopro infine che il condominio nasconde una seconda coppia di ascensori, una centrale a solare termico e una piccola discarica, forse abusiva.

 

Pulce la Gatta era precipitata da qualche balaustra sul balcone degli uffici al secondo piano e si era di seguito nascosta sotto una catasta di televisori a tubo catodico di marchio GuLunDi. Che non c'entra nulla con Grundig, mi spiegano. La trovo dopo dieci piani di ricerca, una dozzina di tazze di tè, un raviolo al vapore e una torta della luna fuori stagione. Nessuno di loro ha cucinato Pulce, questo è molto importante e mi riconcilia immediatamente con i cari e ospitali condomini.

 

Gianluca Morgese


Gianluca Morgese. Imprenditore a basso budget di Provincia Italiana che si trova a vivere nella Provincia Cinese all'inseguimento di lavori di nicchia. Settori che nessun business man solido si prenderebbe la briga di coprire, in luoghi spesso lontani dai bagliori di Shanghai e le suggestioni di Pechino. Durante una cena con altri 95 commensali ha un'esperienza gasto-mistica: un occhio, forse suino, lo sta fissando dal suo cucchiaio da zuppa. Da qui la decisione di raccontarvi, senza pretese di verità ma con imparzialità fotografica, ciò che vede della sua amata Cina, durante i suoi viaggi e la sua vita di provincia.

 

La rubrica "Lettere dalla Cina" ospita gli interventi di giovani italiani che vivono e lavorano in Cina, offrendo spunti di vita quotidiana e riflessioni originali. Andrea Bernardi, Corrado Gotti Tedeschi, Elisa Ferrero e Gianluca Morgese.