La corsa di Cina e India non basta a trainare le economie avanzate

DAVOS. Dal nostro inviato
Le economie emergenti, viste come la grande speranza per la crescita mondiale quest'anno a Davos, sono srette in uno spinoso dilemma: lasciare che l'inflazione aumenti e mini la stabilità politica o alzare tassi e frenare l'economia?
«Intanto - dice Fatih Birol, capo economista dell'agenzia internazionale per l'energia - la quota del commercio tra le economie emergenti è aumentata rispetto a quella tra gli emergenti e le economie avanzate». India e Cina stanno aumentando i rapporti bilaterali e quelli con gli altri emergenti. Gli emergenti non sono il traino dell'economia globale ma se non possono ancora sostituire gli Stati Uniti come driver globale possono almeno ambire a tenere il motore acceso del Pil mondiale al 4,4% grazie al Pil cinese, indiano e turco che viaggiano al 10% annuo, rispetto al 3% americano e all'1,5% di Eurolandia. E l'uomo di Davos ne prende atto. Cindia (Cina e India) è la "nuova realtà" a cui si aggiungono i neo Bric.
Ieri a Davos è stato anche il giorno del presidente russo Dmitrji Medvedev, che ha cercato di risollevare l'immagine del suo paese dopo la strage all'aeroporto di Mosca. Medvedev ha detto che vuole lanciare un «fondo sovrano speciale» in cui far confluire asset pubblici in combinazione con investimenti privati, ha annunciato un'ondata di privatizzazioni da decine di miliardi di dollari nei prossimi tre anni e ha proposto di inserire le monete dei Bric nei diritti speciali di prelievo (la valuta dell'Fmi).
In tema di cambi, Birol non nasconde che il rischio all'orizzonte è il «protezionismo commerciale e la guerra valutaria. L'ex vice presidente della banca centrale cinese, Zhu Min, rincara la dose durante il programma di Maria Bartiromo alla Cnbc tra le nevi di Davos affermando che «la ripresa a livello globale è ancora trainata da Cina e India». «Il mondo industrializzato è in ripresa anche se relativamente modesta - gli fa eco Jakob Frenkel, presidente di Jp Morgan Chase international -. I pericoli all'orizzonte sono il debito pubblico che sta raggiungendo livelli insostenbili. C'è una sensazione condivisa che il settore finanziario sta gradualmente tornando in buona salute ma quello che serve è che le regole del gioco siano uguali per tutti. Le restrizioni che sono state messe in campo dalle autorità di controllo in Nord America devono essere uguali a quelle in Europa altrimenti creeremo un vantaggio legato alle diverse regolamentazioni tra le due sponde dell'Atlantico e questo non va bene».
Noriel Roubini concorda: «Quello che sta succedendo nell'Eurozona è uno dei rischi maggiori per la crescita globale», spiega il professore della New York University, alla sessione inaugurale dell'assemblea annuale del Wef.
Daniel Gros invece punta il dito sul deficit delle partite correnti: «Tra gli emergenti bisogna distinguere tra chi ha un surplus di risparmio nazionale che aiuta in caso di crisi e chi entra nella zona di surriscaldamento come la Turchia, che ha un deficit delle partite correnti attorno al 6% del pil che è la soglia d'allarme - dice l'economista tedesco direttore del Centre for European Policy Studies a Bruxelles. «Disoccupazione, disoccupazione - ripete Kenneth Rogoff, professore ad Harvard - questo è il rischio maggiore per Usa e Europa accompagnata a una crescita bassa. Temo svolte protezionistiche in America».
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DIAGNOSI DIVERGENTI

Qual è il maggior rischio che pesa sul futuro dell'economia mondiale?

Nouriel Roubini

Economista

«Quel che sta accadendo nell'Eurozona è una delle minacce più gravi per lo sviluppo globale»




Daniel Gros

Presidente Ceps

«Gli emergenti hanno il problema del deficit delle partite correnti troppo alto»




Kenneth Rogoff

Professore ad Harvard

«Disoccupazione e lenta crescita sono i nodi più seri per Stati Uniti e Unione europea»




Fatih Birol

Capo economista Iea

«Potrebbe arrivare una svolta protezionistica e scoppiare una vera guerra valutaria»


Jacob Frenkel

JPMorgan Chase International

«Le restrizioni finanziarie varate negli Stati Uniti devono essere uguali a quelle in Europa»


Martin Sorrell

Ceo di Wpp Group

«C'è troppa riluttanza ad affrontare il gorilla nella stanza, il deficit americano»



27/01/2011