La Cina mette un freno ai prezzi

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Una trentina di persone, per lo più anziani e casalinghe, è in coda di fronte agli ingressi del Carrefour fin dalla prima mattina. «Aspettiamo che aprano per far scorte di tutto ciò che ci serve, in modo da prevenire altri aumenti di prezzi», spiega un signore sulla settantina.
Da settimane, ormai, i prezzi dei beni alimentari stanno lievitando a vista d'occhio. E così la gente, soprattutto quella che fatica a sbarcare il lunario, s'arrangia come può per proteggersi dal rincaro generale del costo della vita. Anche accaparrandosi l'uovo, il pollo o lo spicchio d'aglio che oggi non gli serve per non correre il rischio di doverlo pagare di più domani.
I numeri parlano chiaro. A ottobre, oltre la Grande Muraglia, il tasso d'inflazione ha registrato un aumento del 4,4%, il più alto degli ultimi due anni. A spingere all'insù il paniere è stato l'improvviso, cospicuo rialzo dei prezzi delle derrate alimentari che a ottobre è stato superiore al 10 per cento.
Ma, secondo la gente della strada che tutti i giorni va a fare la spesa, in realtà i rincari sarebbero anche maggiori di quelli sintetizzati nei numeri. E la situazione peggiora allontanandosi dalle grandi città. Già perché nelle campagne, sulle montagne e tra le colline cinesi non ci sono le catene di grande distribuzione a garantire l'offerta dei beni alimentari e a tenerne stabili i prezzi. Nelle zone remote del paese, dove vivono centinaia di milioni di persone, i flussi delle derrate sono affidati a fragili e inefficienti operatori locali. E così, quando i prezzi del cibo vanno sotto pressione, gli speculatori entrano subito in azione.
Per evitare che l'inflazione provochi una crisi sociale generalizzata, ieri il governo cinese ha varato una serie di interventi amministrativi per calmierare i prezzi delle derrate alimentari e del carburante. Tali misure prevedono un sostanzioso incremento degli approvvigionamenti, anche tramite il ricorso agli stoccaggi dei depositi e agli ammassi pubblici, e l'erogazione di sussidi diretti a favore delle famiglie più povere.
Se ciò non dovesse bastare, Pechino potrebbe anche decidersi a imporre dei tetti agli aumenti dei prezzi. «Qualora fosse necessario, l'autorità pubblica non esiterà a intervenire direttamente sui prezzi dei beni di prima necessità», avverte un comunicato diffuso al termine della riunione straordinaria della Commissione Nazionale per le Riforme e lo Sviluppo che ha varato il pacchetto contro il caro vita.
Ma i provvedimenti amministrativi sono solo una componente dell'offensiva anti-inflazione sferrata da Pechino. L'altra arma che il governo cinese è pronto a usare fino in fondo è la politica monetaria. Secondo fonti di mercato, dopo aver aumentato la settimana scorsa la riserva obbligatoria per le banche, la People's Bank of China è pronta a tornare in azione. E l'aumento dei tassi di interesse sarebbe solo una questione di giorni.
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18/11/2010