La Cina fa shopping anche in Italia

Rita Fatiguso
PECHINO. Dal nostro inviato
Wu Bangguo, presidente dell'Assemblea nazionale del popolo cinese, seconda carica dello Stato dopo il presidente Hu Jintao, l'aveva preannunciato a fine maggio, mentre era in visita a Roma, alle più alte cariche dello Stato italiane: la shopping mission, la missione di acquisti, delle aziende cinesi in Italia ci sarà. Cadrà a ridosso del G8, in calendario a Roma nella prima decade di luglio, e a guidarla sarà il ministro del Commercio estero, Chen Deming.
Si è all'opera per organizzare anche un forum delle aziende cinesi e italiane, circa un centinaio quelle di Pechino, ognuna delle quali invierà una coppia di delegati. Un'ottantina di aziende cinesi, secondo il Mofcom, il ministero del Commercio estero cinese, sarebbero fin d'ora pronte a metter piede in Italia.
Questo è senz'altro il risultato più rilevante del nuovo corso diplomatico commerciale tra Cina e Italia concretizzatosi dopo mesi di intenso lavoro, un carteggio tra le autorità cinesi e italiane che è culminato nella missione guidata dal viceministro dello Sviluppo economico con delega al commercio estero, Adolfo Urso, in questi giorni a Pechino. Secondo Urso l'Italia non può più restare fuori, inattiva, come è successo in passato, dai circuiti cinesi. A febbraio un tour finalizzato ad acquisti di prodotti e acquisizioni di aziende è passato per Spagna, Svizzera, Germania. Poi è stata la volta di Regno Unito e Usa. «Nei fatti i rapporti commerciali con la Cina stanno crescendo, ma bisogna darsi da fare. Mentre in Spagna la missione è stata un fallimento, in Germania i cinesi hanno fatto acquisizioni per 11,5 miliardi», ha ricordato il viceministro.
Anche il momento economico sarebbe favorevole. «L'export italiano in Cina è stato di 6,4 miliardi di euro (+2,5%) rispetto al 2007. Il piano di Pechino di rilancio e sostegno è di 486 miliardi di dollari entro il 2010 e include anche acquisizioni estere utili alla ripresa. Per la prima volta a marzo su marzo dell'anno scorso le cifre dell'export verso la Cina hanno registrato un aumento dell'8%, segno che c'è un primo chiaro sintomo di ripresa».
Occorre quindi approfittare della congiuntura e trarne vantaggio. Così ieri a Pechino la delegazione italiana ha incontrato i responsabili di China investment corporation (Cic) e Safe investment corporation e poi di colossi bancari come China development bank ed Exim Bank. Al Mofcom il viceministro ha incontrato il primo viceministro del Commercio con l'estero Gao Hucheng. In mano due liste: una di potenziali partner commerciali, preparata con l'aiuto di Confindustria, soprattutto per allargare le reti di vendita in Cina e in Italia. Si tratta di almeno 300 imprese per la metà del settore macchinari, 80 nella moda e nell'arredo casa, 30 nell'agroalimentare, 15 nell'alta e altissima tecnologia. C'è poi una lista di 33 realtà aziendali di potenziale interesse per investitori cinesi elaborata con il supporto di Ice, Simest, Invitalia e ministero dello Sviluppo economico.
Alcune sono realtà in difficoltà attualmente sottoposte alla legge Marzano, altre invece hanno espressamente chiesto di incontrare realtà cinesi, soprattutto nel settore manifatturiero, con cui lavorare, dalla bolognese Officine Parmegiani alla vicentina Lanificio Ferrarin.
Alla base un lavoro diplomatico durato mesi, che rischia di far cambiare il corso dei rapporti tra Cina e Pechino. Ne è passato di tempo da quando per snidare un'azienda cinese in Italia bisognava finire nei sottoscala della Temax, una delle più grandi conglomerate cinesi governate dalla mano pubblica, oggi, attraverso Genentech, potrebbe essere tra i probabili acquirenti della piemontese Bertone sull'orlo del fallimento. «La comunità imprenditoriale cinese per influenza è ormai seconda solo alla marocchina – ha sottolineato il viceministro Urso – Oggi sono circa un centinaio, le aziende cinesi in Italia».
Certo, per la maggior parte continuano a essere sedi di rappresentanza o commerciali, e quelle che hanno acquisito la produzione di un'azienda italiana si contano ancora sulle dita di una mano, Elios spa (componenti per l'illuminazione), Haier (elettrodomestici), ultima in ordine di arrivo Zoomlion che ha acquisito Cifa, società leader nella produzione di betoniere attraverso il fondo italo-cinese Mandarin.
rita.fatiguso@ilsole24ore.com
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APPUNTAMENTI A ROMA



China Day
È in calendario il primo luglio, presso la sede di Confindustria
a Roma, il "China Day", con incontri bilaterali tra imprese cinesi e controparti italiane (preselezionate dai cinesi) al fine di approfondire l'opportunità di commercializzazione dei prodotti in Cina. Per gli operatori cinesi interessati ci sarà
la possibilità di effettuare visite in azienda il giorno successivo.
Il "China Day "è organizzato
da Confindustria, ministero
dello Sviluppo economico e Ice
Forum Italia-Cina
Il 6 luglio sarà il turno
del "Forum Italia-Cina",
presso la sede di Confindustria
a Roma alla presenza del presidente della Repubblica cinese, Hu Jintao. La sessione prevede interventi italiani
e cinesi di alto livello da parte politica e istituzionale, e la firma di accordi. Prevista la presenza del presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola
e del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia

09/06/2009