La Cina congela il nucleare

SHANGAI. Dal nostro corrispondente
Sgomento. Solidarietà. Preoccupazione. Paura. Con il passare dei giorni, l'atteggiamento della Cina verso la doppia tragedia tsunami-nucleare che ha colpito il Giappone cambia progressivamente di segno.
A fare più scalpore è la notizia che Pechino ha deciso di sospendere il processo di approvazione delle sue centrali nucleari, ponendo anche un freno ai progetti di espansione, oltre a prevedere nuovi controlli. La decisione, riferita dall'agenzia Nuova Cina, è stata presa ieri dall'esecutivo presieduto dal premier Wen Jiabao.
Attualmente la Cina possiede tredici centrali nucleari in funzione, dislocate nella zone costiere orientali e meridionali, e ne sta costruendo almeno 25, nel più grande progetto di sviluppo dell'energia atomica al mondo. Il comunicato del governo informa come le prime ispezioni abbiano escluso qualsiasi pericolo per le centrali cinesi che funzionano perfettamente. «La sicurezza è la nostra priorità primaria», si è però aggiunto, e per questo si è bloccata l'approvazione di progetti in corso e sono stati decisi controlli più stringenti su tutte le centrali.
Sui mercati internazionali, c'è poi chi crede che Pechino voglia approfittare del momento di depressione della borsa di Tokyo per acquistare partecipazioni strategiche e aumentare la presenza cinese nel paese.
La prima reazione di Pechino alla tragedia giapponese è parsa però leale e generosa. Domenica il Governo cinese ha inviato subito a Tokyo una squadra di soccorso, ricambiando la cortesia fatta dal Giappone nella primavera 2008 subito dopo il potente terremoto che devastò il Sichuan.
È stato un gesto dal forte significato simbolico e politico: giusto qualche mese fa, infatti, le due superpotenze asiatiche sono state per settimane ai ferri corti per una disputa territoriale sul piccolo arcipelago di Senkaku-Diaoyu situato nel Mar della Cina Orientale. E da allora le relazioni tra Tokyo e Pechino sono sempre rimaste ad alta tensione.
Ma il cordoglio dei cinesi verso l'odiato nemico (il Giappone occupò militarmente la Cina dalla metà degli anni '30 sino alla fine della Seconda Guerra Mondiale) non è stato solo di carattere istituzionale. Un po' ovunque in giro per il paese, nelle scuole, negli uffici, nelle fabbriche, la gente ha organizzato raccolte di fondi e di beni di conforto da inviare nelle zone sconvolte dallo tsunami.
Insomma, di fronte alle terribili immagini di devastazione e morte diffuse a getto continuo dalla televisione di Stato, l'opinione pubblica cinese ha accantonato almeno per un attimo gli antichi rancori contro l'invasore nipponico e ha espresso genuinamente la propria solidarietà verso il dramma umano del popolo giapponese. Anche attraverso la preghiera, come ha fatto ieri l'Associazione Buddista Cinese organizzando una cerimonia in un tempio di Pechino per commemorare le vittime del sisma dell'11 marzo.
Superata la fase emotiva, però, la Cina ha iniziato a scrutare l'orizzonte con crescente preoccupazione. In linea d'aria Fukushima dista circa 2mila chilometri da Shanghai, da Pechino e da molte altre grandi città della fascia costiera. Una distanza siderale se i tecnici giapponesi riusciranno a spegnere i reattori impazziti della centrale nucleare di Fukushima, scongiurando il rischio meltdown. Che però diventerebbe un tiro di schioppo qualora le cose prendessero una brutta piega e la nube radioattiva liberata dalla centrale atomica fuori controllo dovesse diventare più vasta e consistente. E soprattutto se dovesse cominciare a muoversi.
Ecco perché in queste ore i cinesi, mentre da un lato ascoltano e calibrano attentamente le parole del Governo giapponese sugli sviluppi della crisi nucleare, dall'altro guardano con apprensione anche i bollettini meteorologici.
Per ora gli esperti dicono che il rischio è zero perché i venti oceanici soffiano in direzione opposta alle coste cinesi, spingendo così i venefici vapori radioattivi verso il Pacifico centrale. Tuttavia, come avvertono i blog e gli sms che nelle ultime ore hanno alimentato irresponsabilmente la paura di contaminazione in tutto il paese, in cielo tutto può cambiare rapidamente. E quindi, se i venti dovessero girare, la Cina potrebbe essere investita dalla nube radioattiva.
Il risultato è che già da martedì mattina il Betadine, un farmaco antisettico a base di iodio che dovrebbe proteggere dai danni alla tiroide provocati dalle radiazioni, è sparito dagli scaffali delle farmacie di Pechino e di Shanghai.
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17/03/2011