La Cina a muso duro

Ieri il Tibet, oggi lo Xinjiang. Le tensioni etniche continuano a pungere sui fianchi la Cina. Anche stavolta, sebbene la nobile causa degli uiguri sia assai meno nota al grande pubblico di quella tibetana, nel mondo intero si è subito levato un coro di proteste contro la violazione dei diritti umani. Verissimo: in Cina tutti i giorni i diritti elementari degli individui - religione, pensiero, associazione, stampa e perfino procreazione - sono brutalmente calpestati da un sistema politico che, nonostante le sue aperture sul fronte economico, resta intrinsecamente totalitario e liberticida. Ciò premesso, però, prima di lanciare condanne perentorie sarebbe bene valutare anche i fatti. E i fatti accertati finora dicono che negli scontri di Urumqi ad avere la peggio sono stati i cinesi, contro i quali gli uiguri hanno scatenato una feroce caccia all'uomo. In simili casi, la polizia interviene (e se è il caso spara pure) in qualsiasi paese del mondo. Puntare sempre e indiscriminatamente il dito contro la Cina, un paese sterminato dove convivono in precario equilibrio oltre 50 minoranze etniche, alla lunga potrebbe rivelarsi un gioco da salotto scontato e stucchevole. E anche controproducente.

08/07/2009