La Cina a caccia di materie prime

Chi si ricorda più di Liu Qibing? Strati di polvere hanno ormai ricoperto la storia del trader cinese che, operando da Londra, con le sue speculazioni al rialzo sulle quotazioni del rame aveva aperto una voragine nei conti di Pechino. Scomparendo poi letteralmente nel nulla.
Sembra un secolo fa, ma era solo qualche mese fa. La storia intanto è drammaticamente cambiata e per comprenderlo basta dare un'occhiata alle quotazioni storiche dell'ultimo decennio: la Cina starebbe perdendo il ruolo di cliente per eccellenza a livello mondiale delle materie prime, dopo aver galoppato senza sosta per mesi e mesi.
Lontani, ormai, i tempi in cui la presenza cinese condizionava l'aumento generalizzato dei prezzi delle materie prime. Ma per la Cina e la sua necessità di disporre di materie prime strutturalmente non cambia nulla. Il fabbisogno ormai è su livelli sostenuti, senza "benzina" l'economia non marcia. Per comprenderlo basta pensare che nel 2030 la Cina, secondo l'agenzia internazionale per l'Energia, dovrà importare dall'estero l'85% del fabbisogno di petrolio.
La prova di questo estremo bisogno di carburante sta nell'ultimo sfoggio di arte diplomatica che si è concretizzato pochi giorni fa nella sigla del sospirato accordo Russia-Cina: valore, 25 miliardi di dollari, in cambio di greggio di qui fino al 2029 e che prevede anche l'attivazione di un ramo cinese della pipeline tra Siberia e Pacifico.
Sul fronte interno, le strategie variano, di molto. Mentre nel Guanxi, regione ricca di metalli si considerava la possibilità di aiutare il sostegno dei prezzi, nel frattempo lo Yunnan annunciava l'acquisto di un milione di tonnellate di metalli base sotto varie forme.
La Cina in realtà, a differenza del passato, basta guardare ancora la serie storica degli acquisti di materie prime nell'ultimo decennio e le conseguenti, inarrestabili, impennate dei prezzi, adesso inizierebbe a cambiare rotta e a imboccare, attraverso l'acquisto di materiale proprio, la strada del fai-da-te.
Nei fatti, invece, anche i dati degli ultimi due anni hanno confermato un andamento in crescita. L'alluminio, ad esempio, la cui produzione cinese è passata da 12,65 a 14 milioni di tonnellate nel 2008 contro una produzione globale di 38,13 milioni nel 2007 e 40,60 nel 2008.
Nel frattempo i consumi globali sono passati da 37, 82 a 39,85 quelli cinesi da 11,89 a 12,93. Stessa situazione per il rame, anche se la produzione cinese, come pure i consumi, in rapporto è diminuita.
Stabili i valori dello zinco. Alcuni prodotti come l'alluminio a dicembre 2008 sono rimasti alti: i cinesi hanno continuato ad assorbire alluminio, nickel, magnesio. Stabile lo zinco e negativo (-11, rispetto a dicembre 2007) il tungsteno.

24/02/2009