L'immobiliare ha già vinto la sfida

Qualunque sarà l'esito sportivo della manifestazione, dal punto di vista economico i Giochi verranno ricordati come uno dei più grandi successi della storia moderna. Infatti, uno dei principali effetti delle Olimpiadi è stato il lancio definitivo del mercato degli investimenti in Cina. Non che il Paese dipendesse dal resto del mondo: infatti solo il 30% dei nuovi capitali arriverà dall'estero, ma i Giochi hanno legittimato l'interesse anche da parte dei grandi gruppi internazionali, che soltanto qualche anno fa avevano il divieto d'investire in Cina considerata troppo distante dai parametri occidentali.
Oggi il principale settore oggetto d'investimento è quello immobiliare, che opera su tempi medio-lunghi e quindi assicura vivacità al mercato ancora per diversi anni, incurante della crisi che galoppa in gran parte del mondo. Le operazioni in questo senso sono all'ordine del giorno. Emblematico quanto accaduto nei mesi scorsi. Il governo cinese ha investito tre miliardi di dollari nel fondo americano Blackstone (in assoluto il primo investimento governativo in fondi stranieri) che ha comprato qualche settimana dopo per 150 milioni di dollari il centro commerciale Changshou Commercial Plaza di Shanghai (primo investimento commerciale del fondo in Cina).
Questo intreccio di capitali e interessi internazionali ha portato i prezzi nelle città cinesi a livelli simili ai principali Paesi occidentali. Ed è questo il vero effetto economico delle Olimpiadi nel campo immobiliare che attrae come una calamita le principali aziende del pianeta: la possibilità di costruire qualunque cosa, in qualunque luogo senza i vincoli dei piani regolatori che in Europa frenano i nuovi sviluppi, con prezzi, e quindi guadagni, che paiono non avere limiti. Valori che dovrebbero correre ancora a lungo, almeno guardando agli effetti sulle quotazioni immobiliari nelle città che hanno ospitato i Giochi nel passato.
Analizzando i dati (si veda a lato), da Barcellona 1992 ad Atene 2004, si nota come i prezzi degli immobili siano sempre cresciuti, dal 20% al 130%, nei cinque anni seguenti alla manifestazione. E una crescita del Pil cinese al ritmo del 10% annuo non fa che autorizzare aspettative anche superiori. Ma il denaro, come in Borsa, preferisce viaggiare verso gli eventi futuri, dove le aspettative di guadagno paiono più interessanti.
A volte passando sopra a tutto. Il piano di demolizione e costruzione formalizzato da Pechino nel 2003 in vista delle Olimpiadi conteneva infatti l'individuazione come aree protette di 25 "hutong", gli antichi vicoli attorno alla Città Proibita e al Tempio Tian Tan. Il che non li ha risparmiati dalle ruspe che, per allargare le strade o ospitare nuovi grattacieli, hanno raso al suolo anche molte "siheyuan", le caratteristiche case a corte quadrata, e sfrattato migliaia di famiglie.
L'attività fitta e ininterrotta di decine di migliaia di operai completa un lavoro in corso da anni e consegna al mondo una città moderna, con l'accezione tutta entusiasta che le autorità cinesi attribuiscono al termine.
L'appuntamento con le Olimpiadi ha fatto da volano e «oggi – commenta Renata Pisu in Mille anni a Pechino, edito da Sperling & Kupfer – Pechino ci appare rifatta per l'80 per cento».
I Giochi si svolgeranno in più di 30 strutture, nuove di zecca o ristrutturate o solo temporanee. Nel Villaggio olimpico ricavato nei sobborghi settentrionali di Pechino e collegato alla Città proibita da un'ampia arteria stradale di circa 16 miglia, spicca su tutto il gigantesco stadio che ospiterà le cerimonie di apertura e chiusura e tutti gli eventi di atletica, uno spazio costato oltre 300 milioni di euro, 258mila metri quadri totali, 68 metri di altezza, 91mila posti a sedere distribuiti su tre piani.
Opera degli architetti svizzeri Jacques Herzog e Pierre de Meuron (gli stessi della Allianz Arena di Monaco di Baviera), è soprannominato "nido d'uccello" per l'intreccio irregolare di tonnellate di segmenti d'acciaio che formano una membrana esterna che, con quella interna, promette protezione da vento, pioggia, rumore e persino raggi violetti.
Dietro lo stadio s'incontra il Centro acquatico, detto cubo d'acqua perché formato da enormi bolle squadrate dai colori iridescenti, quasi a suggerire l'antagonismo cielo-terra che i cinesi simboleggiano con il contrasto cerchio-quadrato. Copre un'area di quasi 80mila metri quadrati e vanta 17mila posti a sedere, vi si svolgeranno le gare di nuoto, tuffo, nuoto sincronizzato, pallanuoto.
La pallacanestro sfoggia anch'essa la sua palestra ad hoc, tre piani sotterranei e altri quattro fuori terra su un'area di 168mila mq e 18mila posti a sedere, con un modernissimo display a forma di imbuto, mentre il centro Shunyi per gli eventi di canoa e affini è in grado di aggiungere ai 1.200 posti fissi ben 25.800 temporanei. Strutture nuove anche per il wrestling con 24mila mq dentro l'università di scienze agrarie, per il tennis da tavolo con 27mila mq e otto tavoli da gara e 7.500 posti a sedere, per judo, rugby e basket su carrozzina, tennis.
Oltre agli impianti sportivi, la Pechino olimpica esibisce una «fantascientifica sede centrale della tv - la definisce Pisu - due torri gemelle pendenti una verso l'altra, due giganti ubriachi alti settanta piani che si tendono la mano per paura di cadere», progetto olandese a indicare la conquista dell'etere.
E poiché gli edifici assumono tutti un ruolo nella propaganda governativa, cosa meglio dell'aeroporto internazionale – il più trafficato della repubblica Popolare Cinese – che ostenta un nuovo terminal, progetto dell'inglese Norman Foster, collegato al centro città da una super autostrada.

05/08/2008