L'euro-dollaro? Decide Pechino

Zhou Xiaochuan è un nome che non dice molto al 99% degli investitori italiani. Eppure è lui, il governatore della Banca centrale cinese, a guidare il destino di euro e dollaro. Tanto che il recupero degli ultimi giorni della moneta unica europea sul biglietto verde, secondo molti osservatori, rappresenta il primo test del nuovo assetto originato dalla decisione della Repubblica Popolare Cinese di aumentare la flessibilità del tasso di cambio dello yuan rispetto al dollaro. La riforma valutaria cinese, che aggancia la moneta di Pechino a un basket di valute che comprende anche l'euro, mette l'ex Celeste Impero al centro di un equilibrio internazionale tra due debolezze: quella statunitense, gravata da un deficit alle stelle e un debito pubblico che si sta impennando e minaccia insieme a quello privato la stabilità degli States; e quella dell'Unione Europea, dove le rigidità teutoniche si mescolano alla leva finanziaria di molti istituti di credito e alle fragilità dei Pigs e dei paesi periferici. Zhou Xiaochuan deve consigliare chi guida il partito comunista cinese su come preservare gli interessi di Pechino. Come? Bilanciando l'esposizione in dollari, derivante dalle posizioni in titoli di stato a stelle e strisce con quella nelle altre valute, in primis l'euro. Il risultato è una riduzione della volatilità sul mercato valutario internazionale: perchè non c'è niente come l'eccesso di speculazione e oscillazione sui mercati valutari che infastidisce la Cina.
«Per tutto il decennio che si sta concludendo l'economia Usa ha tratto beneficio da una svalutazione competitiva del biglietto verde – dice Mario Noera, presidente dell'Aiaf –. Gli shock come quelli Lehman hanno prodotto effetti contrari, ma la tendenza di lungo periodo ha portato il cambio con l'euro da 0,82 a 1,6, grazie a un carry trade che spingeva a indebitarsi in dollari e investire in altre valute. Ora è finita: Pechino vuole un euro stabile, anche per questo ha fatto capolino nelle recenti aste greche e spagnole. Ciò porterà l'euro/dollaro tra 1,30 e 1,40, con poche e limitate divagazioni sopra o sotto».
A irrobustire questo trend hanno contribuito i dati positivi sull'economia europea e parallelamente le debolezze congiunturali americana: tanto che solo giovedì l'euro ha guadagnato l'1% sul dollaro (vedi gli altri articoli sul tema a pagina 29). Senza dimenticare gli stress test e l'interventismo dei capi dei capi di stato Ue. «Il mercato è passato dalle preoccupazioni sulla crisi dei debiti pubblici dell'euro-zona – dice Niels Christensen, analyst sulle valute di Nordea – a maggiori preoccupazioni per la crescita globale dell'economia».
A beneficiare del nuovo ordine valutario, non solo il miliardo e 400 milioni di cinesi, ma forse anche il mezzo miliardo di europei e i 320 milioni di cittadini statunitensi. Per non parlare dei russi e degli arabi: le autorità monetarie di quei paesi negli ultimi anni hanno incrementato le proprie riserve in euro. Certo, non bisogna sottovalutare falsi segnali e shock di breve periodo, come sottolinea John Hardy, strategist di Saxo Bank: «Mentre c'è la possibilità che il rally dell'euro possa ulteriormente incrementarsi nel brevissimo termine, pensiamo che la moneta unica europea possa tornare a scendere nei confronti del dollaro ad agosto». «È vero che il ruolo di Pechino anche sul mercato valutario è sempre maggiore – dice Gabriele Vedani, managing director di Forex Capital Markets Italia –: basti pensare al recente accordo da 4,4 miliardi di investimenti commerciali tedeschi in Cina. Guardando il trend con gli occhi dell'analisi tecnica, potremmo considerare la fase in atto nel breve come un consolidamento fino a quota 1,3270, che potrebbe però preludere a una nuova fase di debolezza del dollaro fino a 1,4220, ossia il primo supporto lasciato a fine 2009. Per la fine dell'anno vediamo il rapporto euro dollaro in un range tra 1,15 e 1,35».
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IL PICCO

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Massimo dell'euro sul dollaro

Lo scorso 13 gennaio si è registrato il picco della moneta unica europea sul biglietto verde

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Minimo dell'euro sul dollaro

L'8 giugno scorso la moneta unica europea ha toccato il suo livello più basso nei confronti del biglietto verde. Poi il recupero verso quota 1,30.


IPSE DIXIT

Mario Noera

Pres. Aiaf, associazione it. analisti finanziari

L'INVERSIONE DI TENDENZA

«È finito il ciclo durante il quale il dollaro ha perso quota sull'euro. La Cina vuole cambi stabili e anche per questo ha partecipato alle aste greche e spagnole. Ciò porterà le valute in un corridoio tra 1,3 e 1,4».


Gabriele Vedani

Managing director di Forex Capital Market

IL DIFFICILE EQUILIBRIO

«È vero che il peso di Pechino è sempre maggiore anche per le valute Ma dopo una fase di consolidamento fino a quota 1,3270, per la fine dell'anno il rapporto di cambio è atteso in un trading range tra 1,15 e 1,35»



24/07/2010