L'economia cinese corre troppo

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Case, auto e spesa pubblica spingono vigorosamente verso l'alto l'economia cinese. Nel primo trimestre 2010, il prodotto interno lordo è aumentato dell'11,9% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Si tratta della più forte accelerazione registrata dalla congiuntura cinese negli ultimi tre anni.
Ma la straordinaria performance d'inizio anno va presa un po' con le pinze, avverte Pechino, poiché il termine di paragone è molto debole: l'inverno 2009 per l'economia cinese è stato uno momenti più depressi dell'intero decennio. Vero, ma fino a un certo punto. Stando alle cifre diffuse finora (spesso in Cina i dati macroeconomici vengono riveduti e corretti a posteriori), infatti, si scopre che la crescita del Pil gennaio-marzo 2010 mostra comunque un'accelerazione a due cifre rispetto all'ultimo trimestre 2009.
Insomma, il trend è decisamente ascensionale. Fin troppo, commentano in coro gli analisti, puntando il dito sul rischio surriscaldamento che si fa sempre più concreto. Sale la temperatura dei prezzi al consumo e, ancor di più, alla produzione: mercoledì la benzina è aumentata per la prima volta dallo scorso autunno, sebbene a marzo il tasso d'inflazione sia leggermente calato rispetto a febbraio (2,4% contro 2,7 per cento). Sale la temperatura del potente motore del settore manifatturiero: nel primo trimestre 2010 la crescita della produzione industriale ha sfiorato il 20 per cento. Sale, soprattutto, la temperatura degli investimenti residenziali: negli ultimi dodici mesi i prezzi delle case sono lievitati di quasi il 12 per cento.
I cinesi sono sempre avari di dati macroeconomici. Pechino, infatti, non fornisce la disaggregazione di alcuni indicatori fondamentali per la comprensione del trend economico dal lato della domanda, come i consumi privati, i consumi della pubblica amministrazione, le esportazioni nette, il livello delle scorte.
Così, per capirne di più, non resta che analizzare i dati usciti a spizzichi e bocconi negli ultimi giorni. A giudicare dal boom delle auto (nel primo trimestre 2010 le vendite sono salite del 73%), per esempio, s'intuisce che la spesa privata ha dato un sostanzioso contributo al balzo in avanti del Pil tra gennaio e marzo.
Anche la spesa pubblica, sempre sostenuta dal pacchetto di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari varato da Pechino nell'autunno 2008 per contrastare la crisi finanziaria globale, ha continuato a esercitare la sua azione trainante sulla congiuntura. Così, almeno, lascia immaginare l'evoluzione degli investimenti nominali fissi nelle aree urbane, che nel primo scorcio del 2010 sono aumentati del 26% anno su anno.
Con qualche differenza (all'epoca le esportazioni tiravano fortissimo) lo scenario con cui oggi devono confrontarsi i timonieri dell'economia cinese è lo stesso del biennio d'oro 2006-2007. Tutto funzionerebbe a meraviglia, al punto da far crepare d'invidia i paesi industrializzati che stentano a uscire dalla crisi, se non fosse che una crescita economica tanto impetuosa e disordinata porta con sé numerosi fattori di rischio: inflazione, bolle speculative, flussi incontrollabili di capitali, eccesso di capacità, distorsioni del mercato del lavoro, aumenti incontrollati dei prezzi dei generi alimentari e delle materie prime.
Il governo ne è perfettamente consapevole ed è pronto a intervenire per raffreddare la congiuntura. Proprio ieri sera, il Consiglio di Stato ha annunciato alcune misure per calmierare il mercato immobiliare: dal primo maggio, l'anticipo minimo da versare sull'acquisto di una casa (non la prima abitazione che continuerà a godere delle agevolazioni) salirà dall'attuale 40 al 50 per cento, mentre il tasso d'interesse dei mutui dovrà essere superiore di almeno 10 punti base rispetto al benchmark.
Ma questo è solo l'antipasto. Avanti di questo passo, infatti, per spegnere i focolai speculativi e inflazionistici, Pechino sarà costretta sicuramente a irrigidire la politica monetaria. E, forse, anche quella fiscale.
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16/04/2010