Jiang Zemin « scompare» e Pechino volta pagina

Nella mattinata di martedì gli irriverenti caricaturisti di weibo, il twitter cinese, avevano mandato in giro una vignetta allusiva: un paio di calzoni con la vita molto alta appesi a un filo. Quel tipo di pantaloni è l'abito tipico dell'ex presidente cinese Jiang Zemin, e stare appesi è un gergo cinese per essere morto. Insomma, il messaggio era che il vecchio Jiang, classe 1926, non c'era più. Dopo qualche ora la vignetta era stata cancellata.
Dal giorno prima, infatti, Pechino era sommersa da una ridda di voci sulla sorte dell'ex presidente, che il 1° luglio era stato illustre assente alle faraoniche celebrazioni per il 90° anniversario della fondazione del partito. Nulla è chiaro nell'oscura politica cinese, e men che meno sulle sorti dei leader, ma l'insistenza delle voci e quell'assenza sono spia sufficiente di qualcosa di storto riguardo a Jiang.
La morte di un leader cinese, anche se ufficialmente in pensione, non è una semplice curiosità per addetti ai lavori, ma un'importante questione politica. Ciò è vero specialmente oggi poiché la malattia o la morte di Jiang arriva nel mezzo di una "campagna elettorale" che porterà l'anno prossimo a scegliere il nuovo gruppo dirigente del Paese nel 18° congresso del partito.
L'uscita di scena di Jiang significa la fine assoluta della sua influenza politica. Infatti, anche se Jiang era ufficialmente in pensione da sette anni, e non avesse alcun potere reale, in una società che dà grande valore sostanziale a rapporti informali di amicizia e lealtà personali, la parola dell'ex presidente avrebbe comunque potuto avere un peso nella scelta dei futuri capi dello Stato e del partito.
Per molti versi questo fu il caso di Jiang per il suo processo di successione. Egli venne nominato segretario del partito nel 1989, dopo i fatti di Tienanmen. Ma fu solo dopo il febbraio del 1995, quando il leader massimo cinese Deng Xiaoping, ufficialmente in pensione, stette male ed entrò in coma, che Jiang assunse di fatto il potere. Oggi il peso di Jiang era certo di gran lunga inferiore a quello di Deng ma non era del tutto nullo o assolutamente trascurabile. In altre parole l'uscita di scena fisica di Jiang cambia la scena politica perché di fatto dà una mano più libera all'attuale presidente Hu Jintao nelle nomine future. Inoltre tale scomparsa semplificherebbe l'atmosfera politica intorno al nuovo presidente in pectore, l'attuale vice presidente Xi Jinping.
Xi molto probabilmente si troverà comunque ad avere alle spalle l'ombra di Hu Jintao, ma non anche quella di Jiang. Anche la sua vita potrebbe essere più semplice. Questo potrebbe essere l'ultimo grande, tragico contributo di Jiang al sistema politico cinese. Egli, infatti, raccolse la Cina in un momento estremamente difficile, quando era solo una superpotenza demografica, isolata, marginalizzata nella scena politica ed economica globale per la repressione del movimento studentesco di Tienanmen. Le speranze delle riforme di Deng sembravano sfumate.
Nel 2002 quando Jiang lasciò come segretario del partito, o nel 2004, quando cedette l'ultimo incarico di presidente della commissione militare, il valore economico nazionale si era più che quadruplicato. Inoltre il suo passaggio di consegne a Hu fu la prima transizione politica pacifica nella tormentata storia della Cina comunista.
Quest'ultimo forse è il suo lascito politico più importante poiché rappresenta un precedente che l'anno prossimo Hu e Xi dovranno rispettare e anzi migliorare. Sarebbe forse una pietra miliare delle lente ma pervicaci riforme politiche cinesi: l'esclusione delle violente lotte politiche nei bui corridoi di Zhongnanhai, il Cremlino di Pechino, e la ricerca di meccanismi che diano un'espressione chiara e pacifica alle varie tensioni politiche nel Paese, la porta maestra del processo di democratizzazione, citata per la prima volta da Jiang, senza tanti aggettivi o fronzoli, proprio in un'intervista esclusiva che mi concesse più di dieci anni fa.
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07/07/2011