Italia e Cina alleate contro i falsi

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Giocattoli, gadget, cappellini, ricambi auto. Tutti rigorosamente contraffatti. E con il marchio d'origine made in China. A Catania, a Firenze, a Taranto, nelle ultime settimane la Guardia di Finanza ha sequestrato diversi container provenienti dalla Cina contenenti prodotti falsi destinati al mercato italiano.
«I nostri buoni rapporti con Pechino ci hanno consentito di ottenere delle informazioni preziose, che poi hanno condotto a queste operazioni di polizia», spiega il Comandante Generale della Guardia di Finanza, Cosimo D'Arrigo, impegnato la settimana scorsa in una missione speciale oltre la Grande Muraglia. Secondo D'Arrigo, il successo della lotta alla contraffazione made in China è strettamente legato alla collaborazione con le autorità cinesi. Per questo motivo, nel 2006 la Guardia di Finanza ha costituito un proprio "osservatorio" a Shanghai (è uno dei 12 presidi internazionali aperti dalle Fiamme Gialle in giro per il mondo), dove è stato distaccato il Colonnello Giovanni De Roma.
Durante la sua trasferta cinese, il Comandante della Guardia di Finanza ha incontrato i vertici dell'Amministrazione generale delle Dogane e del Dipartimento crimini economici del ministero della Sicurezza. «Abbiamo chiesto ai cinesi un rapporto sempre più operativo, basato su scambi di informazioni, attività di intelligence, monitoraggio dei flussi finanziari. E loro si sono dichiarati disponibili», osserva il generale D'Arrigo.
Una stretta e organica collaborazione "sul campo" interessa entrambi i Paesi. Violazione della proprietà intellettuale, frodi alimentari, traffico di droga, riciclaggio di denaro sporco, sono crimini che oggi danno fastidio tanto all'Italia quanto alla Cina. A questi va aggiunto il commercio internazionale di sigarette false made in China, che negli ultimi anni è diventato un autentico rovello per Pechino. «Il tabacco rappresenta una voce importante nelle entrate fiscali di questo paese, visto che un fumatore su tre al mondo è cinese - aggiunge il generale D'Arrigo -. Ecco perché la Cina è determinatissima a stroncare il traffico di sigarette contraffatte. Noi possiamo esserle di grande aiuto, giacché oggi i vecchi contrabbandieri italiani si sono globalizzati e offrono una sponda logistica importante ai loro soci cinesi».
L'Italia, infatti, è diventata la nazione preferita per il transito delle sigarette contraffatte cinesi, che poi finiscono sui mercati del Nord Europa (da noi, per fortuna, nessuna si sogna di fumarsele). «Le interconnessioni tra le organizzazioni criminali dei due paesi sono diventate sempre più strette. Spezzarle significherebbe interrompere anche tutta una serie di attività illecite, come per esempio il riciclaggio di denaro, che generano ricchi proventi per la criminalità organizzata italiana e cinese», conclude D'Arrigo.
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31/03/2009