INFLAZIONE, DIETRO LE MISURE DEL GOVERNO

Pechino, 13 dic. - Che in questo periodo la lotta all'inflazione costituisca il primo punto dell'agenda di Pechino non è certo una novità: da mesi la leadership cinese sta varando misure per contrastare l'inarrestabile corsa dei prezzi e drenare il mercato dagli eccessi di liquidità. Ma gli eventi dello scorso fine settimana hanno aumentato, se possibile, i riflettori già puntati sulla questione: i dati pubblicati dall'Ufficio Nazionale di Statistica mostrano che a novembre l'indice dei prezzi al consumo ha registrato un +5.1% - ben al di là dell'ormai irrealistica soglia del 3% entro la quale il governo puntava a contenerlo per la fine dell'anno-, segnando così il record degli ultimi 28 mesi.

 

Domenica si è anche chiusa la Conferenza Economica Centrale, l'appuntamento annuale dove si ratificano gli indirizzi da imprimere all'economia per l'anno a venire. Alla fine del vertice - com'è consuetudine - è stato diffuso dai media cinesi un comunicato che con freddo linguaggio burocratico fornisce un resoconto della linea dei prossimi mesi: "Il governo adotterà per il prossimo anno un approccio economico attivo, prudente, stabile e flessibile - si legge all'inizio della nota - e manterrà lo yuan ad un livello bilanciato e ragionevole, generalmente stabile".

 

Il 2011 segna l'inizio del Dodicesimo Piano Quinquennale, e la lotta all'inflazione resta il principale dei sei obiettivi delineati per il prossimo anno: "La priorità consiste nel gestire adeguatamente il rapporto tra il mantenimento di una crescita economica relativamente veloce, le modifiche alla struttura dell'economia, e la gestione delle aspettative sull'inflazione" riferisce ancora il documento. "Verrà accelerata una ristrutturazione strategica dell'economia, e il controllo del livello dei prezzi occuperà un ruolo più importante". Com'era prevedibile, insomma, la Conferenza segue il solco tracciato qualche settimana fa dal Politburo, con il passaggio da una politica monetaria "moderatamente espansiva" ad un andamento "prudente" che sembra sancire la volontà di tornare ufficialmente a una situazione pre-crisi.

 

 

Ma, al di là del politichese stretto, quali potrebbero essere concretamente gli indirizzi economici per il 2011? Un primo elemento arriva da un altro evento dello scorso fine settimana: per la sesta volta dall'inizio dell'anno la Banca centrale ha deciso di aumentare i requisiti di riserva obbligatoria delle banche, riducendo ulteriormente la liquidità che gl'istituti di credito possono immettere in circolazione. Chi attendeva un aumento dei tassi d'interesse, tuttavia, è rimasto deluso: People's Bank of China teme probabilmente che allo stato attuale una misura del genere possa raffreddare eccessivamente la crescita economica, e forse anche generare ulteriori flussi speculativi dall'estero; tuttavia, dopo l'aumento dell'ottobre scorso - il primo dal 2007- le manovre sui requisiti potrebbero fare da battistrada a misure più decise in tempi relativamente brevi.

 

"Livello bilanciato, ragionevole, relativamente stabile"; neanche la formula canonica impiegata per lo yuan lascia molto spazio agli equivoci: nonostante le accuse di manipolazione di valuta che continuano a piovere dall'estero - secondo alcune commissioni del Congresso USA la moneta cinese sarebbe stimata addirittura del 40% in meno rispetto al suo valore reale -, Pechino non sembra intenzionata a modificare il tasso di cambio della sua valuta, un po' per il timore di nuove speculazioni valutarie che potrebbero contribuire ad aumentare l'inflazione, un po' perché uno yuan debole costituisce sempre un ottimo carburante per le esportazioni.

 

Quando si passa dal linguaggio burocratico ai freddi numeri si entra anche nel campo delle ipotesi: due differenti fonti anonime riferiscono a Bloomberg e all'importante settimanale cinese Caixin che Pechino avrebbe fissato a 7mila miliardi di yuan (792 miliardi di euro) il tetto massimo dei nuovi prestiti per il 2011; la crescita economica, inoltre, sarebbe stata fissata al "solito" +8%, e l'inflazione al + 4%. Dopo il boom del credito registrato nel 2009 (9590 miliardi di yuan, pari a 1086 miliardi di euro) e con la previsione di superare il limite dei 7500 miliardi di yuan fissato per quest'anno, la Cina intende insomma frenare con maggiore decisione, per evitare un surriscaldamento dell'economia.

 

Basteranno misure per ridurre la liquidità in circolazione a frenare un'inflazione che, con un rincaro dell'11.7% dei prezzi dei generi alimentari solo a novembre, sta colpendo fasce sempre più ampie della popolazione? Molti analisti e osservatori ritengono che un aumento dei tassi d'interesse è solo rimandato all'inizio del prossimo anno.

 

 

di Antonio Talia