Incriminati per corruzione i manager di Rio Tinto

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Corruzione e violazione di segreti commerciali. Dopo sette mesi d'inchiesta, la magistratura cinese ha incriminato ufficialmente Stern Hu, il direttore della filiale cinese di Rio Tinto, e tre suoi stretti collaboratori. Ora i quattro uomini (Hu è di nazionalità australiana, gli altri tre sono cinesi), arrestati la scorsa estate dalla polizia di Shanghai con l'accusa di spionaggio, finiranno sotto processo.
L'inchiesta sull'affare Rio Tinto era iniziata dopo che la magistratura cinese aveva fiutato puzza di bruciato nelle trattative per la determinazione del prezzo dei metalli ferrosi. La Cina è il principale consumatore di acciaio del mondo. E l'Australia la sua principale fornitrice: da sola copre circa il 40% delle importazioni annuali del Dragone.
Con questi numeri in gioco, il prezzo della materia prima è quindi una variabile d'importanza cruciale. Per questa ragione, ogni anno in primavera i grandi produttori globali di metalli ferrosi aprono un negoziato con le controparti cinesi per fissare il prezzo della materia prima per l'anno successivo. L'ultimo round dell'anno scorso avrebbe dovuto concludersi entro il 30 giugno 2009. Ma la Chinese Iron and Steel Association (Cisa) non era riuscita a raggiungere un accordo con i colossi internazionali dei minerali ferrosi, tra i quali appunto anche Rio Tinto. Il fallimento del negoziato, e la soffiata di qualche insider, aveva messo i magistrati sulla pista del gruppo anglo-australiano.
Il via libera a procedere del mondo politico, probabilmente, ha fatto il resto. Guarda caso, infatti, giusto qualche settimana prima dell'apertura dell'inchiesta a carico dei quattro manager di Rio Tinto, quest'ultimo aveva detto brutalmente di no all'ingresso di Chinalco nel suo azionariato, preferendo il concorrente di sempre, Bhp Billiton. Il gran rifiuto di Canberra a Pechino aveva aperto una crisi diplomatica.
I primi a farne le spese sono stati Stern Hu e i suoi tre collaboratori. Secondo la magistratura cinese, gli uomini di Rio Tinto oltre la Grande Muraglia avrebbero pagato laute tangenti a personaggi di spicco della siderurgia cinese (nella vicenda sarebbero coinvolti anche alcuni manager dei giganti nazionali, Baosteel e Angang, oltre a un funzionario della Cisa) per ottenere informazioni riservate sul mercato domestico dell'acciaio e sulle strategie messe a punto da Pechino per affrontare le trattative sul prezzo dei materiali ferrosi.
Così si è arrivati all'incriminazione di ieri. Violazione di segreti commerciali, perché Hu avrebbe carpito informazioni riservatissime sull'industria siderurgica cinese per conto di Rio Tinto. E corruzione, perché per entrare in possesso di questi dossier coperti dal segreto di Stato, il manager australiano avrebbe pagato tangenti. I quattro potrebbero restare in galera per oltre vent'anni.
L.Vin.
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11/02/2010