Incognita coabitazione per Obama

WASHINGTON. Dal nostro inviato
A Washington tutti si aspettano una vittoria del Partito repubblicano alle elezioni di metà mandato di domani. La notte di martedì sarà comunque lunga, dicono nella capitale americana, perché almeno una cinquantina di seggi alla Camera e cinque o sei al Senato si decideranno all'ultimo voto. I sondaggi sono però unanimi: i repubblicani conquisteranno agevolmente la Camera e sfioreranno la maggioranza al Senato (dove si rinnova solo un terzo dei suoi membri). Il partito e l'agenda del presidente Barack Obama subiranno un grave contraccolpo, se le previsioni saranno confermate. Nel prossimo Congresso il potere di spesa ce l'avranno i repubblicani, la Casa Bianca dovrà cambiare strategia, Obama avrà il problema non solo di governare assieme agli avversari politici, ma anche di trovare un modo per rilanciare la sua presidenza e farsi rieleggere nel 2012.
Il nuovo Congresso entrerà in funzione all'inizio del 2011, ma da qui alla fine di quest'anno l'attuale maggioranza in versione "anatra zoppa" dovrà comunque prendere alcune decisioni importanti. Due su tutte: approvare il budget 2011, cioè la legge finanziaria, e decidere che cosa fare con i tagli fiscali di George W. Bush, in scadenza il 31 dicembre. È probabile, però, che le decisioni saranno lasciate al nuovo Congresso, dove l'influenza dei repubblicani sarà maggiore.
L'agenda internazionale non è da meno, anche se riguarda più l'esecutivo che il Congresso. Due giorni dopo le elezioni, Obama andrà in Corea del Sud, Giappone, Indonesia e India. Il 10 novembre, dopo il G-20 a Seul, il Dipartimento del Tesoro dovrà prendere una decisione delicata, già rinviata qualche mese fa: accusare o no la Cina di manipolare al ribasso il valore dello yuan. Una scelta complicata dal fatto che a gennaio ci sarà la visita ufficiale in America del presidente cinese Hu Jintao. Negli stessi giorni di novembre scade il termine fissato congiuntamente da americani e sudcoreani per approvare il trattato bilaterale di libero scambio.
Un paio di cose care all'Amministrazione dovrà essere approvato subito, finchè c'è una solida maggioranza democratica. Il nuovo trattato nucleare con la Russia per la riduzione del 30% delle testate è il primo provvedimento. Poi c'è la legge che consente agli omosessuali di arruolarsi apertamente nell'esercito. A dicembre Obama riunirà anche il gabinetto di guerra per fare il punto sulla strategia militare, politica e civile in Afghanistan.
Il 1° dicembre una commissione bipartisan di 18 membri democratici e repubblicani consegnerà al presidente le proposte per ridurre il deficit. Il rapporto affronterà questioni potenzialmente urticanti per i democratici (tagli a pensioni e sanità pubblica), ma anche per i repubblicani (aumento delle tasse e riduzione spese militari). Intorno a queste proposte di tagli di spesa pubblica e di aumento delle entrate fiscali, Obama dovrebbe poter costruire un rapporto bipartisan con la nuova e agguerrita maggioranza repubblicana. Non sarà facile. I democratici non vorranno tagliare il welfare state e i leader repubblicani hanno promesso di non aumentare le tasse, semmai di rendere permanenti tutti i tagli di Bush.
Il nuovo Congresso potrebbe essere ancor più diviso di quello attuale, al punto da smentire l'antico adagio politico secondo cui la coabitazione tra un presidente di un partito e una leadership della Camera di un altro possa aiutare la governabilità del paese perché costringe istituzionalmente le parti a trovare una sintesi. Questa volta potrebbe succedere il contrario. Il pacchetto di democratici moderati eletti due anni fa in collegi conservatori uscirà decimato dalle elezioni. L'arrivo dei nuovi deputati repubblicani, liberisti e antistatalisti, non aiuterà mediazioni e compromessi. A meno che Obama non cambi strategia e decida di governare dal centro. Sarà comunque difficile far passare leggi sulla riduzione delle emissioni di gas serra e sull'immigrazione, mentre un punto di equilibrio potrebbe essere trovato sull'istruzione, a partire dalla riforma bipartisan "No child left behind", voluta nel 2001 da George W. Bush e dal senatore Ted Kennedy.
Obama aveva promesso di cambiare il tono di Washington e di voler superare il conflitto culturale tra conservatori e repubblicani. Due anni dopo la situazione è più radicalizzata di prima. La Casa Bianca si difende accusando i repubblicani di aver pregiudizialmente detto di no a qualsiasi iniziativa del presidente. I repubblicani sostengono che, una volta eletto, Obama abbia governato da ideologo di sinistra, attuando un programma socialdemocratico e senza alcuna consultazione con l'opposizione. Sarà la battaglia per la riduzione del deficit a stabilire se Casa Bianca e nuovo Congresso saranno capaci di mettere da parte i rispettivi radicalismi per favorire il bene del paese.
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01/11/2010