IN COSTANTE AUMENTO GLI INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI

Roma, 16 nov.- La Cina conferma la sua capacità di attrarre investimenti stranieri: i dati diffusi oggi dal ministero del Commercio mostrano che dall'inizio dell'anno gli investimenti diretti esteri hanno raggiunto quota 82 miliardi, un aumento del +15,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Dopo un aumento del 6,1% registrato nel mese di settembre, i dati di ottobre evidenziano una nuova crescita del 7,9%, raggiungendo così i 7,66 miliardi di dollari, un dato che segna il decimo mese consecutivo di risultati positivi.

 

La crescita degli investimenti diretti è trainata soprattutto dal settore immobiliare che ha registrato un'impennata del 48,04% nei primi 10 mesi del 2010. Da gennaio a ottobre i servizi hanno catalizzato il 45% degli investimenti esteri (in aumento rispetto al 40% registrato nel 2009); in lieve calo invece gli investimenti nel settore manifattutiero che ha incassato il 47% rispetto al 53% dell'anno scorso. Lo smottamento degli investimenti esteri dal manifatturiero ai servizi è stato evidenziato in un comunicato dal portavoce del ministero del Commercio Yao Jian. 

 

Il nuovo record degli investimenti diretti esteri - dopo i nuovi dati sul surplus commerciale che ha  raggiunto quota 27 miliardi (il secondo risultato più forte del 2010) e all'ulteriore crescita delle riserve in valuta estera detenute dalla Cina che hanno toccato quota 2.648 miliardi di dollari - aggiunge nuove preoccupazioni sull'inflazione galoppante (i dati di ottobre evidenziato un aumento consistente rispetto al risultato di settembre, +3,6%), Le recenti manovre americane – l'alleggerimento quantitativo da 600 miliardi di dollari deciso dalla Federal Reserve - non fanno che aumentare le preoccupazioni cinesi su un surriscaldamento del sistema economico, dato che un dollaro più debole potrebbe dirottare verso la Cina nuovi flussi di capitali speculativi. "La Banca centrale continuerà a tenere sotto controllo l'inflazione, – aveva  dichiarato la vice-governatrice di People's Bank of China Hu Xiaolian prima del G20 - ma  la mossa della Fed sta contribuendo al rapido afflusso di capitali verso le economie emergenti".

 

Pechino esercita già un regime di stretto controllo sui capitali stranieri, che secondo molti analisti potrebbe permettere alla Cina di proteggersi dall'onda di liquidità che la politica monetaria ultraespansiva della FED non mancherà di riversare sulle economie emergenti, un processo che comporta rischi collaterali come un aumento eccessivo dell'inflazione. Le preoccupazioni di Pechino hanno trovato riscontro nel recente tentativo di mettere un freno alla presenza straniera nel mercato immobiliare. Il SAFE, ufficio cambi cinesi, ha imposto lunedì scorso dei limiti sull'acquisto di case da parte delle compagnie straniere alle quali, secondo il nuovo regolamento, non è permesso comprare immobili ad uso residenziale, ma solo ad uso ufficio nella stessa città in cui è registrata l'azienda. Ai privati con passaporto non cinese è permesso invece acquistare non più di una casa.

 

Dallo scoppio della crisi finanziaria globale l'economia del Dragone è cresciuta a un ritmo del 9% grazie soprattutto al pacchetto di stimoli varato dal governo nell'ottobre 2008 (pari a 4mila miliardi di yuan) e al boom dei prestiti bancari. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale la crescita del PIL cinese non è destinata a rallentare; nel prossimo anno – avvertono gli analisti - si assisterà a un'impennata del 9,6%, un ritmo di crescita pari a quattro volte quello degli Stati Uniti e sei volte quello dell'Ue. Dopo aver di recente conquistato il secondo posto come potenza economica mondiale, strappando il titolo al Giappone, Pechino sembrerebbe destinata a scavalcare anche Washington. Un sorpasso storico che, secondo le previsioni della Standard Chartered Plc, società di servizi finanziari inglese con sede a Londra, potrebbe avvenire entro il 2020.

 

di Sonia Montrella

 

 

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