In Cina si riduce il calo delle esportazioni

Gianluca Di Donfrancesco
Le esportazioni cinesi mettono in fila la quinta flessione consecutiva, con un calo del 17,1% a marzo rispetto allo stesso mese del 2008. Di per sé non proprio un bel segnale per un Paese che costruisce sul l'export gran parte della propria crescita. Ma ci sono motivi per vedere il bicchiere mezzo pieno: lo scorso mese la caduta delle esportazioni ha in realtà frenato rispetto a febbraio, quando registrò un calo record del 25,7 per cento. Rispetto al mese precedente, marzo consegna addirittura un valore in crescita del 39,1% (32,8% nel dato destagionalizzato). Analogo l'andamento dell'import, sceso del 25% su base annua, ma salito del 19,5 su base mensile.
Tanto basta per spingere Pechino all'ottimismo: l'Agenzia governativa delle dogane (che rilascia le statistiche) parla di «segnali positivi», aggiungendo che stanno ripartendo soprattutto i prodotti ad alta intensità di manodopera, come abbigliamento, mobili e calzature. Altri cenni di risveglio arrivano dal traffico di cargo, cresciuto a marzo - sempre secondo le statistiche ufficiali - del 2% rispetto a un anno fa: il primo aumento del 2009, dopo il calo del 5% di febbraio. Sempre a marzo, l'import di petrolio è sceso del 5,5% su base annua, ma è aumentato del 33% rispetto a febbraio.
L'andamento delle esportazioni cinesi è il termometro dello stato di salute della domanda mondiale, zavorrata dal prosciugamento del credito al commercio, a sua volta conseguenza della crisi di liquidità globale (secondo l'Ocse, il commercio mondiale nel 2009 diminuirà del 13%). I dati sull'export cinese potrebbero allora riflettere un primo timido miglioramento della crisi globale, come suggeriscono gli analisti di JPMorgan. E molti economisti si aspettano un rimbalzo delle esportazioni verso la fine dell'anno, man mano che le condizioni della finanza si stabilizzeranno e che cominceranno a farsi sentire gli effetti dei 250 miliardi di dollari impegnati dal G-20 per restituire liquidità al credito al commercio.
Dal canto suo Pechino sta mettendo in campo gli strumenti che possiede per restituire respiro a un settore così vitale per la propria economia (la terza più grande del mondo): dal pacchetto di stimoli da circa 600 miliardi di dollari con piani di rilancio per auto, acciaio e tessile (tra gli altri), al taglio delle tasse sulle esportazioni, fino al controllo dello yuan.
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11/04/2009