In Cina la frontiera del business

Isabella Bufacchi
VENEZIA Dal nostro inviato
Incontri a Pechino con China Development bank, Bank of China e le agenzie cinesi per il credito all'esportazione China Exim e China Export & Credit Insurance Corporation (Sinosure). E un giro di contatti tra ambasciata italiana e rappresentanti del mondo bancario. Sono questi gli appuntamenti che dovrebbero trovarsi nell'agenda delle imprese italiane esportatrici per sbarcare nel mercato cinese in maniera stabile e duratura, mettendo fine alla strategia del "mordi e fuggi", della vendita anno per anno, stagione per stagione focalizzata sul singolo prodotto. Ma a incontrare i principali attori del mercato cinese, in una intensa due-giorni a Pechino l'8 e 9 marzo, questa volta è il neopresidente della Sace, Giovanni Castellaneta, in una missione apripista che ha l'obiettivo di spianare l'accesso del made-in-Italy a quello che «sarà il mercato più importante su cui scommettere nei prossimi anni».
La vasta esperienza internazionale di Castellaneta, ex-ambasciatore a Washington, Tehran e Canberra nonché consigliere diplomatico del premier Silvio Berlusconi, è destinata a dare un maggiore impulso alla Sace per andare oltre il ruolo di erogatore di garanzie per facilitare l'accesso al credito delle aziende, esportatrici e non. Questo colosso dell'export credit, leader della copertura del rischio politico e commerciale, intende porsi sempre più come partner al fianco delle imprese italiane esportatrici, soprattutto le Pmi spaventate dagli alti costi e dalle complesse burocrazie dei mercati asiatici.
«L'accesso al sistema di garanzie Sace consente di risparmiare; non è un costo perché alla fine le aziende assicurate da noi rischiano meno e guadagnano di più: ma questa verità non è nota a tutti», ha affermato Castellaneta, alla vigilia della partenza per Pechino.
Si è insediato in Sace lo scorso primo ottobre, istaurando subito un rapporto affiatato con l'amministratore delegato Alessandro Castellano: l'ultimo consiglio di amministrazione ha assegnato al presidente un incarico specifico di responsabilità per i rapporti istituzionali. Ed è il primo presidente che non ricopre anche una carica al ministero dell'Economia, confermando l'evoluzione della Sace in un organismo flessibile, al passo con i tempi e sempre più vicino alle esigenze mutevoli degli operatori alle prese con la globalizzazione.
«Sono finiti i tempi in cui l'attività principale della Sace era assicurare il rischio politico per le commesse in Africa – spiega Castellaneta. – Adesso il nostro focus è il rischio commerciale, cioè dell'impresa importatrice controparte che non paga».
La mappa geografica delle garanzie Sace per il 2009 conferma questa tendenza: l'Europa continua a rappresentare quasi il 70% dei volumi delle garanzie approvate dalla società. L'Asia orientale e l'Oceania orbitano attorno al 10%: questa regione ha registrato l'anno scorso il maggiore aumento del business Sace (+128% rispetto al 2008). Ma in termini di volumi, passati da 500 milioni a 1,1 miliardi di euro, l'importo è ancora decisamente basso rispetto alle potenzialità di Cina e India.
«Avverto una certa reticenza delle imprese italiane medio-piccole nei confronti della Cina – aggiunge. – La maggior parte delle nostre aziende chiede la lettera di credito ma per vendere un prodotto e poi andare via. Invece la strategia deve essere di lungo periodo, spalmata su più anni. In questo, la Sace può aiutare a entrare nel mercato cinese con maggiore tranquillità, al fianco delle imprese, con le sue spalle forti».
La missione a Pechino di Castellaneta è stata organizzata sulla scia dell'ultimo viaggio del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, nella capitale cinese, durante il quale il ministro ha incontrato, tra gli altri, anche i rappresentanti del fondo sovrano cinese e della Bank of China.
Non è escluso che nei prossimi anni la Sace valuti l'opportunità di aprire una seconda sede in Cina, al fianco di quella attuale di Hong Kong.
Nel 2010 la Sace aprirà un nuovo ufficio a Mumbai (Bombay), come ulteriore presidio per il mercato asiatico: le esportazioni italiane in India saliranno del 9,5% nel prossimo biennio. In linea con la crescita di questo paese (tasso di aumento medio del Pil pari all'8%), anche l'interscambio con l'Italia si è accresciuto sensibilmente. L'export italiano in India è triplicato in valore, passando da 1 miliardo di euro nel 2000 a 3 miliardi nel 2008. Ma molto resta ancora da fare. Anche in Cina che per Castellaneta e la Sace "sarà il mercato più importante su cui scommettere nei prossimi anni". «Ho scritto un saggio di recente, "Obama e le ombre cinesi". Ma per l'export italiano non vedo ombre in Cina ma soltanto opportunità».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

I NUMERI

+10,5%
Export dell'Italia
secondo le previsioni di Sace le esportazioni italiane in Cina cresceranno del 10,5% nel prossimo biennio. I settori principali sono quelli della meccanica strumentale (+10,9%), elettronica ed elettrotecnica (+9,6%) e il settore dei metalli (+8%).
+128%
Volumi in crescita in Asia
Le nuove garanzie Sace approvate nel 2009 in Asia orientale ed Oceania sono aumentate del 128% rispetto all'anno precedente, passando da 510 milioni a 1,161 miliardi. L'Asia pesa per il 10,6% sul totale delle garanzie erogate l'anno scorso. Nel 2009 Sace ha assicurato transazioni per 11 miliardi di euro (+32%)

07/03/2010