In Cina l'auto corre ancora

La crisi dell'auto americana investe gli equilibri planetari del settore. In una rivoluzione degli assetti che cambia la graduatoria dei mercati, mettendo in discussione la prima posizione mondiale nelle vendite, sino all'anno scorso tenuta dagli Stati Uniti dopo che, nello stesso 2008, il Giappone aveva dovuto cedere la seconda piazza al l'emergente Cina.
Comunque destinata a superare intorno al 2015 il mercato americano, dove Gm e Chrysler hanno quasi dimezzato i volumi rispetto all'anno scorso. Resta pesante il contesto giapponese, con immatricolazioni scese di quasi il 25% e Toyota in calo nell'ordine del 30 per cento. Al contrario, procede con incrementi del 10% il mercato cinese, che in tal modo conquista la prima posizione mondiale nelle vendite di nuove auto. Scavalcando in anticipo una leadership statunitense, peraltro destinata a essere ripristinata entro il 2012, salvo subire tre anni dopo, come detto, il definitivo controsorpasso.
Dato l'enorme potenziale rappresentato da oltre 1,3 miliardi di persone, con un parco circolante ancora limitato a poco più di 40 milioni di veicoli ma con proiezioni di un sostanziale raddoppio nel prossimo quinquennio. Prospettiva basata sul consolidamento della produzione automobilistica locale, oggi suddivisa tra decine di costruttori. Variegata galassia in cui spiccano una ventina di protagonisti capaci nello scorso anno di superare l'1% della domanda interna.
In una graduatoria che vede il gruppo Volkswagen nettamente in testa – come evidenzia la tabella – con quasi un milione di consegne e più del 15% di un mercato arrivato nel 2008 a sfiorare i 6,5 milioni di vetture. Parimenti di rilievo le vendite di Toyota, General Motors, Honda e Hyundai.
Al di fuori della top twenty troviamo Bmw con 35.164 consegne, Mitsubishi con 21.170 e Daimler con 14.356 vetture assemblate in partnership con imprese locali. Assente la Fiat dopo che si è interrotta (dicembre 2007) la collaborazione col gruppo Nanjing che nel 2007 aveva permesso di assemblare 15.125 vetture, delle quali 9.605 Palio, in attesa di possibili accordi con altri soggetti locali, tra cui il gruppo Chery.
Per singolare combinazione, va rilevato che anche il neo partner Chrysler è al momento privo di un solido aggancio sul mercato cinese. Tanto che le 11.200 consegne del 2008 fanno capo ad alcuni importatori, anche per il mancato memorandum di intese firmato con Great Wall nel luglio scorso per potenziare la rete distributiva Chrysler e cedere tecnologia sui fuoristrada. È una lacuna di non poco conto che costituirà, di certo, uno dei punti sui quali Sergio Marchionne vorrà intervenire, per un rafforzamento dimensionale e geografico della nuova alleanza.
Il gruppo del Lingotto è comunque ben conosciuto nel l'area grazie a Iveco, che da anni sviluppa una produzione locale di veicoli industriali leggeri Daily che vengono esportati anche in altri mercati in via di sviluppo, a cominciare dall'Iran. Parimenti gode di solido prestigio in Cina un'altra azienda italiana, la centese Vm specialista nel diesel che dall'aprile 2004 ha ceduto licenze produttive, per motori common rail 1.5 e 2.8 litri, a importanti aziende cinesi del settore automobilistico.
Per quanto riguarda, infine, le vendite sviluppate dai soli gruppi locali, di rilievo è il secondo posto occupato nel 2008 da Wuling, nome praticamente sconosciuto nel resto del mondo, ma assai noto in ambito domestico per la produzione di mini-van, particolarmente utilizzati nelle zone rurali e dal basso prezzo, come il best seller «Sunshine» in vendita per l'equivalente di circa 3.700 euro.
Diverse sono, invece, le ambizioni di altri produttori indipendenti, per lo più a capitale privato, quali Chery, Geely, Great Wall e Byd che contano già sul l'esportazione. Con la novità di non poco conto, da parte di questo ultimo gruppo, di puntare alla produzione su vasta scala di veicoli elettrici dotati di evolute batterie al litio. Una decisione maturata dopo che Byd, fondata soltanto nel 2005 dall'imprenditore Wang Chuanfu, già affermato come fornitore globale di batterie a ioni di litio per cellulari, è stata rinvigorita dal l'iniezione di 230 milioni di dollari da parte di Warren Buffet, uno dei più ricchi investitori americani, per lo sviluppo del l'auto elettrica cinese.
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29/06/2009