Il vetro italiano si rafforza in Cina

Dal piano al cavo, nel senso del vetro. Dopo le vetrate degli edifici, ora tocca ai finestrini delle auto che in Cina stanno vivendo un boom grazie anche agli incentivi statali. Il test perfetto è China glass, la fiera di Shanghai alla quale dal prossimo 11 maggio (e fino al 14) parteciperanno una trentina di aziende italiane.
Capofila sarà l'associazione di settore Gimav cui fa capo l'80% del settore e il 77% dell'export totale dei produttori italiani di macchine, accessori e prodotti speciali destinati alla lavorazione del vetro. L'evento è supportato dal ministero dello Sviluppo economico attraverso l'Ice. Saranno presenti nuovi paesi, oltre a Italia, Germania e Stati Uniti, sono attesi brand da Francia, Svizzera, Austria, Belgio e Giappone, ma anche da paesi come Turchia, Indonesia, Giordania, India ed Egitto.
Un settore di nicchia, le macchine per il vetro, ma è una nicchia che ha tenuto botta nel biennio orribile 2008/2009: l'export italiano in Cina è aumentato del 4,25% e per il 2010 il conto di previsione parla di un ulteriore 4 per cneto. Gli imprenditori del settore confermano le occasioni che stanno per aprirsi in un paese in continua evoluzione.
Secondo Renata Gaffo, direttore di Gimav, «l'anno in corso indica valori altrettanto incoraggianti sull'onda del notevole aumento delle importazioni cinesi registrato nei primi mesi dell'anno con un +19,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente». Finora il mercato cinese è stato considerato strategico dai produttori italiani anche perché considerato una porta fondamentale per le esportazioni mondiali: fornire alle aziende cinesi prodotti e macchinari per la lavorazione del vetro, significa far arrivare su tutte le piazze mondiali prodotti cinesi realizzati anche con l'utilizzo della tecnologia italiana.
«Oggi si aggiunge la spinta sostenuta dal Governo alla crescita del mercato interno – dice Dino Fenzi, presidente onorario di Gimav –: e quindi la nascita di nuove fabbriche, destinate a produrre beni di consumo di qualità crescente per un mercato interno che diventerà più esigente e che porterà anche ad esportare prodotti innovativi e allineati agli standard della concorrenza internazionale». «Fino a pochi anni fa – aggiunge Fenzi – i consumatori cinesi erano esterofili preferivano, quando potevano permetterselo, i prodotti occidentali perché considerati comunque migliori. Oggi cominciano a preferire i prodotti di casa, purché di buon livello: sono diventati più esigenti, la capacità di spesa sta aumentando ma si dimostrano anche molto più orgogliosi. Pretendono di più ma iniziano a voler comprare cinese».
«Il Made in Italy si difende molto bene, forte della crescente domanda di qualità» conferma Fausto Lanfranco, amministratore delegato di Bottero, azienda cuneese presente a Shanghai con una base operativa per produzione, commercializzazione e assistenza. «Abbiamo aumentato il fatturato in Cina di oltre il 150% dal 2009 al 2010 - dice - ma la concorrenza sta crescendo molto e il livello tecnologico richiesto sta salendo vertiginosamente».
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01/05/2011