Il sogno dei giovani cinesi: « Essere americani»

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Quando Richard Nixon sbarcò in Cina nel 1972 per la storica visita che scongelò le relazioni tra le due superpotenze, i loro genitori erano ancora bambini. E qualche anno dopo, quando Zbigniew Brzezinski suggerì a Jimmy Carter la prima cooperazione strategica tra Washington e Pechino, molti di loro non erano neanche adolescenti.
Eppure rispetto ai loro giovani padri e alle loro giovani madri, questi ragazzi, figli unici cresciuti nella Cina capital-comunista, vedono il mondo con occhi diversi. «I nostri genitori considerano tuttora gli Stati Uniti una potenza economica e politica rivale. Per noi, invece, l'America è libertà, progresso, tecnologia, educazione. Ognuno di noi sogna di andare a studiare in America», spiega con gli occhi raggianti dall'emozione Yao, un ventenne studente di economia alla Fudan University.
Stasera, quando arriverà a Shanghai, prima tappa del suo primo viaggio in Cina, Barack Obama troverà ad accoglierlo anche questo pezzo di paese. Un pezzo di paese nato quando la Rivoluzione Culturale era già finita, che non ragiona con le vecchie categorie maoiste e per il quale la Guerra Fredda appartiene alla preistoria del mondo. I giovani cinesi, almeno quelli che vivono nella grandi città, che frequentano le università e che sono candidati a diventare la classe dirigente di domani, amano l'America.
Amano il suo stile di vita, i suoi prodotti, i suoi film, la sua musica, i suoi grandi uomini. Compreso, naturalmente, Obama, il presidente di origine afro-americana nelle cui vene scorre il sangue di altre popolazioni emergenti che è riuscito a scalzare dal potere l'odiatissimo (dai vecchi e dai giovani) George Bush. «È una grande leader politico, un brillante statista, un sostenitore della pace del mondo. Ed è anche un uomo bello e affascinante», dice Xiaomin, studentessa di lingue straniere alla Jiaotong University.
«Con Obama - osserva Dajin, un giovane che frequenta la facoltà di economia e commercio - le relazioni tra Cina e Stati Uniti miglioreranno sicuramente. D'altronde, mai come oggi nella storia, i due paesi hanno avuto tanto bisogno l'uno dell'altro. Alla fine, credo che questo stretto legame sarà molto proficuo per lo sviluppo economico cinese».
Il profondo moto di commozione seguito nel paese alla morte di Michael Jackson dimostra la formidabile capacità di attrazione del modello americano tra le nuove generazioni cinesi. Molti dei giovani che hanno pianto la morte di Jackson inseguono a tal punto il sogno americano che vorrebbero «essere americani», come spiega Koben, un ragazzo fresco di laurea in informatica.
Tuttavia, la medaglia ha anche il suo rovescio. Al di là degli entusiasmi sfrenati per un paradigma di vita, di consumo, di divertimento, di educazione, che agli occhi di tanti giovani cinesi sembra incarnare la perfezione assoluta, si cela una specie di sindrome di Alberto Sordi in "Un americano a Roma".
E cioè quell'improvviso, terribile senso di nausea per «la mostarda e la marmellata», un rigetto verso qualcosa che non solo è lontano dalla propria cultura, ma che rischia anche di contaminarla in modo irreversibile. «Siamo tutti attratti dallo stile di vita americano, che per noi giovani è diventato un punto di riferimento. Al tempo stesso, però, dovremmo imporci noi stessi un limite perché altrimenti la cultura occidentale finirà per soppiantare la nostra, avverte Chunmei, un teenager assiduo avventore di Starbucks.
In un paese che, travolto e stordito dallo sviluppo economico più rapido e travolgente della storia dell'umanità rischia di diventare un mostruoso centauro espressione del peggio del vecchio (l'oscurantismo delle tradizioni) e del peggio del nuovo (un capitalismo invasivo e sfrenato), tutto starà a trovare il giusto equilibrio tra preservazione della propria cultura e metabolizzazione della modernità che arriva principalmente dall'altra parte del Pacifico. Toccherà proprio ai giovani, che oggi guardano all'America con un misto di ammirazione e di scetticismo, raccogliere questa sfida.
ganawar@gmail.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

15/11/2009