Il Pil cinese correrà ancora: +9, 5%

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
La locomotiva cinese tornerà a correre veloce nel 2010. Lo assicurano i ricercatori del Consiglio di stato, il superministero dell'economia cinese, che prevedono per quest'anno una crescita del Pil del 9,5 per cento.
La robusta espansione della congiuntura sarà generata soprattutto dal settore immobiliare che, secondo il think tank governativo cinese, continuerà a tirare sempre più forte cavalcando l'onda rialzista iniziata nella seconda parte dell'anno scorso. Nel 2010 gli investimenti nel mattone registreranno una crescita compresa tra il 30 e il 40% rispetto al 2009. E con il loro impeto spingeranno verso l'alto gli investimenti privati.
Questi ultimi saranno protagonisti di una ripresa generalizzata destinata a compensare l'attesa flessione degli investimenti pubblici. Grazie al piano di stimolo all'economia da 600 miliardi di dollari varato da Pechino nell'autunno 2008 per contrastare la crisi economica globale, l'anno scorso la spesa pubblica cinese è letteralmente esplosa. E ha fornito un contributo determinante alla crescita del Pil nel 2009 che, secondo il governo, dovrebbe attestarsi intorno all'8 per cento.
Ma quest'anno la musica sarà diversa. La spinta propulsiva della politica fiscale si attenuerà sicuramente. Toccherà quindi alle altre componenti della domanda aggregata trainare la congiuntura cinese. Una congiuntura che nel 2010 per mantenere alta la velocità avrà sicuramente bisogno di riaccendere il suo vecchio motore, quello che nell'ultimo decennio ha consentito al paese di svilupparsi a tassi forsennati, d'invadere con le proprie merci il mondo intero, e di accumulare 2.300 miliardi di dollari di riserve valutarie: il commercio estero.
Ma su questo punto il centro di ricerca del Consiglio di stato non si sbilancia più di tanto. «Nel 2010 il quadro economico internazionale resterà abbastanza difficile, ma non peggiorerà», dicono gli economisti di Pechino. Secondo i quali il forte tasso di crescita previsto per quest'anno non infiammerà l'inflazione, che dovrebbe restare sotto il 3 per cento.
Insomma, mentre il mondo intero entra nel nuovo decennio tra mille incertezze, in Cina la fiducia continua ad aumentare. L'ultimo dato che conferma il superamento definitivo della crisi è di ieri: a dicembre il Purchasing Managers Index (indice Pmi) ha raggiunto il livello più alto degli ultimi venti mesi, portandosi a 56,6 contro 55,2 di novembre.
Ma il fatto che l'economia si stia riavvicinando a una crescita a doppia cifra come negli anni d'oro del boom non basta ad accontentare Pechino. Che ora, oltre alla quantità, guarda sempre di più anche alla qualità della sua crescita economica.
La caduta delle esportazioni causato dal tracollo della domanda mondiale del 2008 ha messo in luce la debolezza strutturale di un'economia ancora troppo dipendente dal ciclo mondiale. E ha spinto il governo a tracciare un nuovo paradigma di sviluppo più incentrato sulla domanda interna. Anche nel 2010, quindi, uno dei grandi obiettivi strategici della politica economica del Dragone sarà l'espansione dei consumi domestici.
In questo quadro virtuoso, resta un'incognita da sciogliere: dove andranno i tassi d'interesse cinesi nel 2010? Dopo quindici mesi di politica monetaria ultraespansiva (l'anno scorso i crediti erogati dal sistema bancario hanno stabilito un record assoluto), e con una congiuntura in netta ripresa, qualche osservatore ha iniziato a rispolverare una parola assai in voga 2-3 anni fa e poi cancellata dalla grande crisi globale: surriscaldamento. Se questo rischio dovesse concretizzarsi, la People's Bank of China non esiterebbe a entrare in azione alzando i tassi. Secondo la maggior parte degli economisti, però, nei primi sei mesi del 2010 il costo del denaro oltre la Grande Muraglia dovrebbe restare invariato.
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02/01/2010