Il mobile punta su Cina e India

Il 2010 sarà un anno difficile per il legno-arredo con ordini per l'arredamento che si attesteranno attorno a una crescita del 2% o (nella peggiore delle ipotesi) saranno in lieve calo. Il discorso vale per la domanda interna e per quella estera. La previsione arriva da Rosario Messina, presidente di FederlegnoArredo.
«Gennaio – racconta Messina – si è chiuso con un leggero trend positivo degli ordini che sono cresciuti di circa il 3/4%. Poi la notizia degli incentivi ha bloccato la domanda perché tutti hanno deciso di aspettare gli aiuti del governo». Tuttavia gli incentivi non sono bastati a risollevare il settore. A febbraio e a marzo è ricominciata la flessione: -3/4% mensile rispetto agli stessi mesi 2009.
A rendere ancora più difficile la situazione ci sono anche gli eventi naturali, come la nube vulcanica. «Il salone del mobile – spiega Messina – si è chiuso con 300mila visitatori, in crescita rispetto all'anno scorso, ma la nube ha sicuramente creato problemi a chi avrebbe voluto visitare il Salone».
Se la tendenza è a un calo generale, di segno opposto è la domanda di Cina e India. «Da parte di questi due paesi – dice Messina – c'è un forte interesse verso i nostri mobili. Quest'anno prevediamo di raddoppiare l'export verso questi mercati che rappresentano una quota bassa sul nostro business totale. Parliamo infatti di 70 milioni della Cina e di 25 milioni dell'India che dovrebbero diventare rispettivamente 140 milioni e 50 milioni».
Per il resto del mondo il problema, secondo Messina, è la mancanza di liquidità «altrimenti gli ordini non ripartiranno. In Usa la situazione è piatta, ferma sui livelli dell'anno scorso. Per non parlare dell'Europa dove si aggiunge anche il problema dell'insolvenza: i distributori europei hanno problemi di pagamento perciò siamo cauti nelle vendite e lo siamo stati anche al Salone. In una situazione diversa avremmo potuto vendere di più».
Il 2010 non sarà dunque l'anno del recupero, anzi. «Se nel 2009 hanno chiuso 1.900 imprese del legno-arredo, in genere le più piccole – commenta Messina –, nel 2010 e nel 2011 il problema comincerà a interessare le aziende più grandi». E gli imprenditori si difendono proponendo sul mercato nuove linee a prezzi più contenuti «mantenendo comunque alta la qualità – precisa Messina –, per incentivare i consumi, visto che il ricambio nel nostro settore adesso è bassissimo. E limando al massimo i margini anche perché nessuno ha osato ritoccare i listini al rialzo».
Ma.Ge.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

16/05/2010