Il Dalai Lama val bene un incontro

Barack Obama incontrerà il Dalai Lama, il leader spirituale dei tibetani. Gli avvertimenti cinesi non hanno spaventato il presidente degli Stati Uniti, né potevano farlo. Una grande potenza non può farsi dettare l'agenda da un altro paese, anche se - guardando alle cose con la freddezza dell'analista - gli Usa mettono di fatto il dito in una delle ferite più dolorose del gigante Cina, che deve combattere con mille spinte centrifughe delle quali quella tibetana è solo la più evidente.
Chi ha simpatia per le lotte di liberazione del Tibet non può che apprezzare il sostegno di una potenza democratica e che riconosce i diritti umani al simbolo di un popolo che chiede indipendenza. Anche chi preferisce uno sguardo più realistico non può però non riconoscere un fatto. La Cina sembra nutrire il desiderio di esercitare una forma di leadership verso i paesi poveri e quelli in via di sviluppo: moltiplica accordi commerciali e concede aiuti anche a governi impresentabili sul piano democratico, senza troppo preoccuparsi delle conseguenze sull'opinione pubblica. Non può sorprendersi quando gli Stati Uniti, che associano alla loro leadership l'appeal della libertà e della democrazia, si muovono con la stessa logica e con un successo decisamente superiore.

03/02/2010