GOOGLE: "CALMA PIATTA CON PECHINO"

GOOGLE: "CALMA  PIATTA CON PECHINO"
Roma, 14 mag.- E' tregua nelle ostilità tra Google e il governo cinese. "La situazione è stabile, abbiamo mantenuto i rapporti d'affari e i nostri centri ingegneristici" ha dichiarato il presidente esecutivo dell'azienda Eric Schimdt nel corso di un meeting con gli azionisti che si è tenuto al quartier generale di Mountain View. "Abbiamo operato secondo la nostra prospettiva e ci siamo mossi affinché ai netizen cinesi fosse garantito il servizio". Un mese fa, il colosso americano ha bloccato le ricerche sul dominio cinese e indirizzato le operazioni sul sito di Hong Kong in modo da poter aggirare la censura di Pechino. Una decisione criticata dai leader politici cinesi, ma molto apprezzata da molti azionisti. "I rapporti tra la Cina e l'isola sono ben descritti nella formula 'un Paese, due sistemi' e tra i due riteniamo che l'altro sia migliore" ha commentato Eric Schmidt. "Operando nel circuito cinese bisogna fare i conti con la 'grande muraglia di fuoco' della censura. Spostando invece il motore di ricerca su Hong Kong, Google può operare legalmente e senza restrizioni" ha spiegato il presidente della società di Mountain View, il quale ha aggiunto che "sebbene per ora le acque siano calme, la situazione potrebbe cambiare nel momento in cui il governo di Pechino decidesse di rovesciare le carte".
E il popolo di internauti più numeroso al mondo (si contano 400 milioni di utenti) ha appena recuperato un sesto dei suoi 'cittadini' residenti nella regione dello Xinjiang. In seguito agli scontri avvenuti nella capitale Urumqi a luglio del 2009, tutti collegamenti a internet  erano stati sospesi per diversi mesi. A dicembre sono iniziate le operazioni di ripristino che hanno permesso ai netizen di accedere unicamente al sito dell'agenzia di stampa cinese Xinhua e a quello del quotidiano People's Daily. Le autorità hanno annunciato che è ora possibile la totale 'navigazione' in internet, fatta eccezione per quei siti come YouTube o il network Facebook considerati 'sensibili' dal governo di Pechino.