GIOVANI CINESI E ITALIANI A RAFFRONTO

GIOVANI CINESI E ITALIANI A RAFFRONTO

Roma, 25 nov. - Alla presentazione del libro "La sfida degli outsider. Donne e giovani insieme per cambiare l'Italia" di Angela Padrone sono intervenuti, tra gli altri, il Ministro Brunetta e la Vicepresidente del Senato Emma Bonino. Si è parlato di crescita zero, nodo pensioni, precarietà degli impieghi, debolezze del sistema welfare, raccomandazioni, piano di riforma universitario: problematiche che interessano da vicino le nuove generazioni. La ricetta del Ministro Brunetta prevede "più trasparenza e meritocrazia per apportare fluidità al sistema"; sistema che la Vicepresidente Bonino ritiene "ingrippato da qualche parte". Avanziamo ora un piccolo raffronto con la gioventù cinese. Quali aspettative risiedono nel loro animo, quali problemi turbano la loro serenità? Gli effetti della globalizzazione si riscontrano anche su questi fronti. Una generazione di figli unici per la cui istruzione i genitori hanno investito buona parte del loro risparmio, si sta riversando sul mercato del lavoro. Secondo un rapporto dell'Accademia Cinese di Scienze Sociali (CASS), alla fine del 2008 il tasso di disoccupazione tra i nuovi laureati sorpassava il 12% e si rifletteva in ben 1.5 milioni di disoccupati. Inoltre, a detta del Ministero per le Risorse Umane e la Sicurezza Sociale, quest'anno altri 6.3 milioni di laureati penetreranno nel mercato del lavoro. Il Ministro dell'Istruzione Yuan Guiren si è espresso in questi termini: "il record di nuovi laureati previsto in Cina per il 2010 potrebbe comportare una sfida estremamente dura per il mercato del lavoro; è necessario che gli atenei forniscano un maggiore supporto agli studenti nella ricerca del primo lavoro e adattino i curriculum di studio alle esigenze del mercato". Il leivmotif suona molto familiare. Ad affiancarlo, aggravando il bilancio sul fronte cinese, vi sono però un sistema welfare ancora debole (inserito in agenda al varo dello stimulus package di (circa 400 miliardi di euro che ha seguito la crisi finanziaria dell'autunno scorso, è oggi imperativo categorico della leadership di Pechino) e le diseguaglianze nella distribuzione dei benefici della crescita economica registrata negli ultimi trent'anni (differenza nel livello di sviluppo tra campagna/città, regioni della costa/regioni interne; sperequazione economica tra le diverse classi sociali con un indice di Gini che aumenta progressivamente). Da questa analisi il Dragone appare un gigante economico e, al contempo, un paese in via di sviluppo; una grande potenza economica che si sta risollevando dalla crisi, ma che è impegnata in una transizione più delicata e complessa di quanto possa apparire. Le sfide che attendono la Cina sono indubbiamente numerose. Probabilmente però il Paese di mezzo ha "futuro" perché dimostra di investire nei giovani. Nel suo recente viaggio in Cina, il Presidente Obama ha ricordato che il numero degli studenti americani alle prese con lo studio della lingua cinese è aumentato del 50% e, forse consapevoli che "il cinese va di moda", le autorità di Shanghai hanno recentemente svelato le proprie aspirazioni: divenire una delle quattro città più importanti al mondo attirando giovani talenti e avvalendosi del loro contributo creativo. Effettivamente il sole sorge e continuerà a sorgere a Oriente.

 

Giulia Ziggiotti