Geithner: la Cina consumi di più

Daniela Roveda
LOS ANGELES
Spendete di più, risparmiate di meno. È questo il messaggio che il ministro del Tesoro Tim Geithner ha intenzione di portare domenica in Cina durante la sua prima missione all'estero da quando è entrato a far parte dell'amministrazione Obama. La mini-lezione di macroeconomia sarà accompagnata da rispettosa gratitudine per il massiccio pacchetto da 600 miliardi di dollari di stimoli economici avviato da Pechino per combattere la recessione globale; e da rassicurazioni sul valore degli investimenti cinesi negli Stati Uniti - 1.500 miliardi di dollari in obbligazioni - che hanno preso una batosta durante la crisi di Wall Street. Ma nel corso di una serie di incontri con il presidente Hu Jintao e con il primo ministro Wen Jiabao, Geithner insisterà per convincere la Cina a modernizzare ulteriormente la propria economia, e renderla meno dipendente dalle esportazioni.
A differenza dai paesi occidentali industrializzati, infatti, la popolazione cinese ha un elevatissimo tasso di risparmio. I cinesi risparmiano per necessità, perché lo stato non fornisce un'adeguata assistenza pubblica per la sanità, l'assistenza sociale, la pensione o l'istruzione. Solo una radicale riforma pubblica, una sorta di New Deal rooseveltiano, potrebbe abbassare il risparmio a scopo precauzionale ed elevare i livelli di spesa interna. E questa è la "conditio sine qua non" per evitare che la crescita cinese resti legata a doppio filo all'andamento delle esportazioni, una situazione che crea forti squilibri internazionali e tensioni politiche e commerciali.
Una delle conseguenze avverse (per la Cina) degli squilibri esistenti è il crollo di valore degli investimenti cinesi in titoli americani, acquistati con la valuta proveniente dalle esportazioni. A fine marzo la Cina, maggior investitore al mondo in titoli denominati in dollari, deteneva 768 miliardi di dollari in obbligazioni del Tesoro Usa; se si aggiungono titoli a breve o titoli di società pubbliche o semipubbliche il totale sale a 1.500 miliardi circa. La Cina ha espresso preoccupazione sulla stabilità futura di questi investimenti, mentre il governatore della banca centrale Zhou Xiaochuan ha addirittura messo in dubbio il ruolo del dollaro come valuta di scambio auspicando la creazione di una valuta supernazionale. La Cina teme che l'ulteriore aumento del già monumentale deficit di bilancio Usa (arrivato al record assoluto di 1.750 miliardi di dollari nell'anno fiscale 2009) possa alimentare l'inflazione ed erodere il valore dei suoi investimenti.
C'è un altro argomento spinoso che Geithner invece eviterà di affrontare, quello valutario. Lo stesso Geithner, durante le udienze al Senato per la sua nomina, aveva fatto una gaffe diplomatica accusando Pechino di «manipolare» il valore dello yuan per mantenere un vantaggio competitivo. Oggi l'amministrazione Obama si limita a dire che lo yuan è sottovalutato, una decisione lessicale che ha rabbonito Pechino ma ha fatto infuriare negli Stati Uniti i più ferventi proponenti di tariffe commerciali contro la Cina. Le pressioni protezioniste all'interno del Parlamento Usa crescono infatti con la percezione che la Cina mantenga illecitamente un vantaggio competitivo grazie a una valuta sottovalutata.
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30/05/2009