Fratelli Beretta « decuplica» a Dangsu

Dal crudo al cotto. Insiste con la Cina, Andrea Beretta, 22 anni, rampollo della famiglia titolare della storica azienda di insaccati di Barzanò, nel Lecchese. Duecento anni il 5 maggio del 2012. Dopo Nanchino, il general manager della Fratelli Beretta Spa è alle prese con il nuovo stabilimento a Dangsu.
Andrea Beretta, in Cina l'alimentare è un settore emergente per le aziende straniere. Voi, addirittura, raddoppiate.
Sì, il lancio non è stato poi così immediato, però diciamo che questo nuovo sito da dieci milioni di investimento è molto grande, occupa circa 70mila metri quadrati, è dieci volte più grande di quello attivo.
Sembrava che Beretta si sarebbe fermata alla realtà di Nanchino e, invece, accelerate.
Però siamo andati per gradi. In realtà, abbiamo dovuto risolvere, nell'altro stabilimento, alcuni problemi di natura squisitamente tecnica. Sono intervenuto io stesso, perchè sono un tecnico di produzione specializzato proprio nel settore alimentare. A Dangsu, inoltre, rafforziamo la collaborazione con Jurun, il nostro partner cinese.
In Cina avete un solo competitor italiano. È vero che non riuscivate a soddisfare la domanda?
A Nanchino gli impianti andavano già a mille, bisognava ampliare la quantità e anche la tipologia dei prodotti. A Dangsu stiamo facendo tutto questo, stiamo mettendo a regime le macchine per la lavorazione dei prodotti. Macchine italiane, della Travaglini di Cinisello Balsamo.
Piacciono, ai cinesi, i nostri prodotti?
Direi proprio di sì. C'è però bisogno di farglieli conoscere e apprezzare. Ad esempio, il nostro prosciutto crudo stagionato, per il palato cinese ha un sapore troppo forte, dà loro l'impressione della carne cruda. Però è possibile educarsi a nuovi gusti.
Come mai non eravate presenti all'ultima Fiera dell'alimentare di Shanghai?
Non c'eravamo perchè le fiere richiamano un pubblico specializzato e noi, invece, vogliamo arrivare al più ampio numero di consumatori, alla gente comune.
Costa molto produrre in Cina i vostri insaccati oppure avete adattato alcuni snodi della filiera?
La qualità è il nostro denominatore comune. Così, perfino le spezie costeranno di più, le importiamo dall'Italia.
Che problemi dà lavorare in Cina?
Per me l'unico è la lingua, per il resto, non ne vedo, di problemi.
La famiglia?
Sara, la mia fidanzata, sta per trasferirsi anche lei qui.
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19/03/2011