FOXCONN: 10 SUICIDI DALL'INIZIO DELL'ANNO

FOXCONN: 10 SUICIDI  DALL'INIZIO DELL'ANNO
Pechino, 27 mag.- Non sono servite né le scuse pubbliche del proprietario della compagnia né, tantomeno, il solenne impegno a non commettere il suicidio che gli operai erano stati costretti a firmare: la notte scorsa, poco dopo la visita del miliardario taiwanese Terry Gou alla fabbrica di Shenzhen, un altro dipendente della Foxconn si è gettato dalla finestra del suo dormitorio. L'operaio aveva 23 anni, si chiamava He, era originario della provincia del Gansu e lavorava nello stabilimento da quasi un anno; tre stazioni televisive di Taiwan, inoltre, hanno riferito che un'altra giovane operaia si sarebbe tuffata nel vuoto e verserebbe in gravi condizioni: se quest'ultima notizia troverà conferma nelle prossime ore, il numero delle vittime della catena di suicidi alla Foxconn salirà a 10 morti e tre feriti dall'inizio dell'anno. La Foxconn è un'enorme azienda che produce componenti elettronici e rifornisce giganti come Apple, Dell e Nokia; sull'onda delle accuse per le politiche aziendali, Terry Gou – il terzo uomo più ricco di Taiwan – si era recato ieri nello stabilimento di Shenzhen per tentare di risollevare l'immagine della compagnia e illustrare alla stampa le condizioni della forza lavoro. La missione si è risolta in un sonoro fallimento: alcuni dipendenti, infatti, hanno presentato alla stampa una lettera preparata dal management, con la quale gli operai avrebbero dovuto sottoscrivere l'impegno a non suicidarsi, a sottoporsi a trattamento medico obbligatorio in caso di "comportamenti inusuali" e a limitare le richieste di risarcimento delle famiglie. Gou ha indetto un'altra conferenza stampa per scusarsi e ritirare il documento: "Sono molto dispiaciuto per la perdita di vite umane – ha detto il miliardario taiwanese – tuttavia, non posso garantire che i suicidi non si ripeteranno e non penso che le condizioni di lavoro all'interno dello stabilimento siano all'origine di questa catena. Si tratta più di un problema sociale: molti giovani si confrontano con questioni personali al momento di entrare nel mondo del lavoro, e l'azienda non può entrare nei loro affari privati, nei loro matrimoni o nelle loro relazioni. Abbiamo consultato numerosi psicologi e il tasso di suicidi alla Foxconn è di gran lunga inferiore alla media nazionale. La quota di suicidi è destinata ad aumentare man mano che una società diventa più benestante". La Foxconn, che solo nelle due fabbriche di Shenzhen impiega più di 400mila dipendenti, in realtà è stata al centro di numerose polemiche ben prima della catena di suicidi di quest'anno; nel 2006 Wang You e Weng Bao, due giornalisti del quotidiano cinese "China Business News", si infiltrarono tra gli operai per documentarne le condizioni lavorative e realizzarono un reportage-shock: turni di più di dodici ore al giorno per una paga da mille yuan al mese (circa 110 euro), pause pranzo brevissime, tempi cronometrati per i bisogni corporali e il divieto categorico per i dipendenti di parlare tra loro. Dell e Apple, che si rifornisce dalla Foxconn per alcune componenti dell'i-Pod e della nuova tablet iPad, hanno annunciato l'avvio di un'inchiesta. Ma, nonostante la lettera che il management della Foxconn voleva forzare gli operai a firmare, nessuno ha ancora inventato un'applicazione per impedire loro di suicidarsi.
 
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